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Lo strano caso delle api che amano il kief

Lo strano caso delle api che amano il kief
20 Maggio 2021 Copy

L’ape indaffarata non ha tempo per rattristarsi. – William Blake

  Oppure è indaffarata proprio perché ha trovato qualcosa che la rallegra? Oggi, giovedì 20 maggio 2021 ricorre il World Bee Day, un giorno dedicato alle preziosissime impollinatrici. Da qualche anno, circolano notizie riguardanti alcuni studi effettuati sulle api che confermano che queste, o meglio alcune specie, adorano la cannabis

  La cannabis odora molto, ha proprietà benefiche sulla mente e sul corpo e produce fiori che trasudano pollini ricchi. Sembra quasi idiota chiedersi se è normale che delle api, che raccolgono polline tutta la loro vita, amino la cannabis. Biologicamente parlando però, è strano per davvero! Vediamo perché.

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Sembra che i ragazzi del laboratorio chimico Extracta abbiano sensori per i pollini simili a quelli delle api! Colleziona tutti i loro hash.

Api catafratte?

  Le api  non posseggono il sistema endocannabinoide. Se la cannabis produce qualche effetto su di loro, di sicuro non ha nulla a che fare con quello che la cannabis fa all’uomo. Eppure quello che cercano dalla pianta è la stessa identica cosa per cui anche le persone ronzano intorno a questa bellissima pianta. I ricercatori della Cornell University, nella rivista Enviromental Entomology descrissero popolazioni simili a quelle dello studio uscito dalla Colorado University. 

  A quanto pare, le api vedono le nuove coltivazioni di cannabis, che hanno iniziato a moltiplicarsi negli States, come una “spiaggia sicura”. La semplificazione dell’ambiente, la civilizzazione e l’intensività sempre crescente delle coltivazioni alimentari hanno costituito per queste popolazioni un vero flagello. Gli insetticidi finiscono spesso per decimare le api di intere aree coltivate estesissime. Un campo di coltivazione di cannabis, biologico o meno che sia, di certo non prevede insetticidi sulle cime!

  Sembra poi che ne consumino avidamente, che non ne abbiano mai abbastanza di questo dolce dolce polline. È facile immaginare perché iniziarono a spuntare notizie di giornale del tipo: “la cannabis può salvare le api!”.

No! Api affamate

  Se questi risultati hanno immediatamente suscitato simpatia, sono tuttavia stati divulgati in maniera sensazionalistica. Le api scelgono molto attentamente i pollini più nutrienti per il bene di tutta la colonia, e non della singola golosità di un’ape. I pollini della cannabis non si sono adattati evolutivamente per attrarre gli impollinatori, piuttosto si sono evoluti perché si diffondano coi venti. Dunque sono pollini dalle straordinarie proprietà, ma poco utili alle api. 

  So bene che è triste, ma la verità è probabilmente che le api scelgono la cannabis perché attratte dal polline che vola appunto con lo spostamento d’aria. In genere sono colori sgargianti di fiori dalle forme estremamente comode per le api ad attrarle. Sebbene la cannabis sia una pianta esteticamente bellissima, non è evolutivamente per nulla adatta ad attrarre le api.

Eppure, in Russia, questi poliziotti se la sono vista brutta contro delle api che “protestavano” contro il sequestro di una piccola coltivazione di cannabis a Kostroma, in Russia, 2014.

  Sembra inoltre che più che caratteristiche quali colore o ricchezza dei pollini, sia l’altezza delle piante ad attrarre maggiormente. Le piante più alte di cannabis hanno una probabilità fino a 17 volte maggiore di attrarre le api! Il che significa che il polline della cannabis sta avendo l’effetto dell’odore di bistecca o di un bel piatto di pasta fumante su di una persona che non mangia da giorni. 

Novità sperimentali

  Si tratta quindi più di una misura del grado di barbarie perpetuata dall’uomo nei confronti dell’habitat di questi simpatici insetti, che di una qualche nuova scoperta? Questo non è del tutto vero. In Israele hanno iniziato infatti a studiare cosa succede ai cannabinoidi del polline raccolto dalle api.

  In Italia, la notizia delle api ghiotte di polline cannabico divenne immediatamente teatro di numerose fantasie. Si iniziò infatti a pensare con troppo entusiasmo a miele di cannabis o a miele altamente psicoattivo. A dire il vero gli studi Israeliani confermano che le api che si nutrono di cannabinoidi trasportino queste sostanze nel miele. Però c’è un particolare che agli entusiasti del miele di ganja – esplosi tutti insieme ma poi spariti nel nulla – non conoscevano.

  Nella ricerca condotta dalla PhytoPharma International in collaborazione con il Cancer and Cannabinoid Research Lab, è stato scoperto che nutrendo le api con uno spettro fitofarmacologicamente completo, si otteneva un miele con lo 0,3% di cannabinoidi attivi. Il che smorza immediatamente l’entusiasmo dei sensazionalisti – che forse dovrebbero cercare cosa è piuttosto il blue honey – ma è stato di grande interesse per i medici

Api e cannabis medica: come ci aiuteranno a microdosare

  Nonostante i cannabinoidi nel miele di cannabis siano ad una concentrazione 10000 volte inferiore a qualsiasi trattamento medico, sembra siano comunque di grande utilità per la medicina. Questo tipo di miele inoltre è molto biodisponibile! Inoltre, e questo in ambito terapeutico è molto utile, il miele di cannabis brevettato non ha mostrato alcun effetto psicoattivo riconoscibile. Sembra sia un prodotto naturale che fornisce a pazienti affetti da PTSD e Fibromialgia un modo per affrontare una cura quotidiana senza sentirsi “sballati”. 

L’efficacia probabilmente è dovuta alla rapidità con cui i cannabinoidi vengono assorbiti. Un normale edible può metterci più di un’ora per farsi sentire. L’onset di questo miele invece è tra i 5 e 10 minuti, rendendolo estremamente adatto a quei pazienti con dolori cronici o crisi improvvise. In questi casi, almeno sinora, l’assorbimento di olio sublinguale o una vaporizzazione sembrano essere le soluzioni immediate più efficaci.

  Si tratta quindi di una scoperta che permetterà alla ricerca di comprendere sempre meglio l’enormità di variabili che rendono la cannabis utile come trattamento per patologie molto diverse tra loro. In particolare, vale la pena osservare i grafici che mostrano l’effetto del miele su fibromialgia e insonnia causata da PTSD.

In conclusione

Considerando le narrazioni che stanno condividendo con gli amanti della cannabis, in Italia, su quanto sia difficile ed ostracizzato tutt’ora il cammino della cannabis terapeutica in questo paese, è importante che si sappia il più possibile quante possibilità apre una completa decriminalizzazione.

  Pochi giorni fa, Fabrizio Pellegrini ha deciso di muovere denuncia contro la ASL perché non ha accesso alla sua terapia. In Italia migliaia di persone sono costrette a soffrire o rinunciare alle cure determinando il peggioramento delle loro condizioni. Come abbiamo visto, le alternative ci sono. Come al solito, se una persona che soffre vuole usare una pianta per stare meglio è criminale. Uno Stato invece che nega le cure più sicure ed efficace ai suoi ammalati, invece è eroico. Per cambiare tutto questo, qualcosa deve cambiare proprio a partire da piccoli gesti.

Pellegrini in una bella foto dopo l’assoluzione per l’imputazione di “coltivazione ai fini di spaccio”, chiaramente orientata a sopperire alle mancanze di cannabis terapeutica fornita dalla Asl.

  Intanto se vedete delle api vicino alle vostre coltivazioni di cannabis light, evitate di usare piretro ed altri insetticidi con una emivita breve durante il giorno. Le api dormono di notte, se avete bisogno di ricorrere al piretro per eliminare delle infestazioni, la notte è il momento giusto perché le api restino illese dopo il trattamento. Chissà che, magari, fare in modo che vi siano piante di cannabis tra i “millefiori” del miele possa beneficiare alla salute di tanti nonni golosi ed ignari!

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