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Edibles: una panoramica deliziosa

Edibles: una panoramica deliziosa
28 Aprile 2021 Copy

“Lei vuole sposare mia figlia? No, non se ne fa niente: a me i generi non interessano, a meno che non siano alimentari” – Totò in Totò Cerca Casa

  Citare una delle icone più grandiose del cinema comico Italiano non è una scelta casuale per l’apertura di questo articolo. Mentre il numero di stati nel mondo che accetta legalmente la cannabis aumenta a vista d’occhio, tra 2018 e 2021 aumentano anche le statistiche informative riguardo i benefici finanziari che questa meravigliosa pianta sta portando ai mercati locali. In particolare la pandemia da COVID-19, in sincronia con il via libera legale da parte del governo Canadese per la vendita degli edibles, ha portato a nuovi dati interessanti. Nel 2020, infatti, la novità legale Canadese ha portato ad un rapidissimo “sold-out” dei prodotti edibili della cannabis!

  In Italia è facilmente intuibile quanto una evenienza del genere porterebbe alle idee culinarie più fantasiose. E anche ad una vera e propria ricerca degli strain più adatti alle infinite sottocategorie e branche dell’alimentazione. Già nel XIX secolo, in Italia, cominciarono le prime interessanti sperimentazioni moderne sulle proprietà dell’hashish, che era però molto differente rispetto a cosa intendiamo comunemente. L’etnobotanico Giorgio Samorini riporta una lettera interessante al riguardo, nel suo libro “L’Erba di Carlo Erba”. Sembra infatti che l’oggetto della sperimentazione riportata da Andrea Verga nel 1847 portasse il nome di hashish di provenienza egiziana. Nella lettera pubblicata nella Gazzetta Medica di Milano, questo viene descritto nella seguente maniera:

“E’ una sostanza di color biondo sporco, alla quale son frammisti dei pezzetti bianchi e verdognoli che si giudicarono pinocchi e pistacchi; il suo sapore è dolciastro, la consistenza quella di un elettuario.”

Cannabutter dal colore ambrato

Attualità: cannabutter e tanto altro

  L’esplosione della domanda in Canada ha immediatamente catturato l’attenzione degli economisti. Sembrerebbe infatti che l’osservazione di questo fenomeno abbia permesso di stimare anche negli Stati Uniti quanto la vendita degli edibles abbia corroborato le entrate del mercato cannabico. Si comincia a pensare che nel 2020 parte dell’aumento vertiginoso del 57% degli introiti che la California ha registrato nel mercato della cannabis sia dovuto anche alla diffusione di edibles

  Come già parzialmente raccontato in altri articoli, la ricerca sta vivendo un vero fermento intorno alle proprietà della cannabis. E, fatto molto interessante, una di queste branche di ricerca è di stampo puramente gastronomico – oltre che clinico. Laddove la cannabis è prescritta in ambito terapeutico, è sconsigliata l’assunzione dei fumi della sua combustione, per motivi ovviamente legati alla salute dei polmoni. Sebbene non sia ancora del tutto certo che il fumo della cannabis impatta i polmoni quanto quello delle sigarette, e vi siano ricerche che dimostrano che l’impatto è molto minore, la combustione in sé porta spiacevoli sostanze tossiche nel polmone. Naturalmente è sottointeso che si esclude da questo tipo di inconvenienti l’uso dei vaporizzatori. Ecco come in ambito terapeutico e non, si stanno riscoprendo le proprietà degli edibili. 

  La prospettiva più interessante, e che ci riguarda da vicino, consiste nella enorme varietà di possibilità che gli edibles costituiscono in ambito enogastronomico. Quando si sente parlare di edibles, il più delle volte ci si ricorda dei brownies assaporati ad Amsterdam, o di ricette lette online di cookies al cannabutter in contesti prettamente sociali. Ma se guardiamo bene quanti dessert e primi piatti tipici in Italia potrebbero adattarsi alla cannabis, la prospettiva può ampliarsi in modo delizioso. 

Nuove idee ed antiche tradizioni

  Quella di mangiare la cannabis ed i suoi semi è una idea molto antica. È molto probabile che le proprietà stesse della cannabis le abbiano scoperte uomini primitivi in cerca di cibo. Questi avrebbero assaggiato qualsiasi cosa avesse un buon odore. E sappiamo sin troppo bene nell’era contemporanea quanti terpeni ed aromi invitanti è in grado di produrre la cannabis.

  Proprio su questi, oltre che sulle sue proprietà più famose, si basa l’odierna ricerca gastronomica. Quando sentiamo parlare da oltreoceano di dessert Italiani preparati negli Stati Uniti non è quasi mai soddisfacente. Gruppi sui social come “Italians Mad at Food” esprimono bene il sentimento di antico dolore che l’italiano prova davanti ad una profanazione del suo piatto preferito. Ecco perché potrebbe essere salubre per l’appassionato di cucina locale avviare una serie di sperimentazioni culinarie personali sulle varietà di cannabis, quando e se sarà possibile farlo

La famigerata Hawaiian Spaghetti Pizza della Domino

  Nel frattempo, poiché in ambito terapeutico si consiglia come metodo d’assunzione quella orale, è possibile rendere più rapida ed efficiente una estrazione nell’olio o nel burro. Un ottimo esempio di supporto terapeutico è il MagicalButter. Per chi soffre di artrite reumatoide la cannabis può essere di gran sollievo, ma il procedimento di estrazione nel burro o nell’olio potrebbe risultare difficoltoso. Anche per chi volesse solo sperimentare diversi strain a scopo puramente terapeutico-gastronomico, il tempo da impiegarci sarebbe eccessivo. MagicalButter, estrattore botanico di ultima generazione, automatizza tutti gli step fondamentali di vari tipi di estrazione. Non rischierete mai di sprecare la vostra cannabis terapeutica e potrete beneficiare appieno delle sue proprietà medicamentose e del suo aroma suadente.

Italians Mad at Food

  Ed ora elenchiamo qualche idea simpatica e stimolante per calmare l’aggressività dell’Italiano più ghiotto, in attesa che le seguenti idee si possano legalmente sperimentare.

Cannabutter per dolci tradizionali

  Lo chef Italiano Simone D’Antonio, in California, ha potuto in prima persona assaggiare parte della varietà Statunitense di edibles. Trovava infatti che mancasse proprio “un tocco Italiano”. Stando a quanto afferma, la Torta Caprese si presta molto bene al sapore della cannabis. Sembra sia anche il parere di chi abbia assaggiato la sua linea di dolci. La particolarità della Torta Caprese di D’Antonio è la mistura tra THC e CBD in rapporto 2:1, che a sua detta ricorda la sensazione di trovarsi nella sua nativa Costiera Amalfitana. Si suppone abbia scelto una varietà che ben sposa il suo aroma al limoncello, come una Purple Lemonade.

Chissà cosa potrebbe venirne fuori dalla congiunzione tra il tipico pasticciotto Leccese e cannabutter! Per non parlare del famoso salame di cioccolato, che potrebbe diventare ancor più invitante con un burro preparato con una Blackberry! E perché no, una torta mimosa preparata giustamente con una Mimosa Cake. Le idee, insomma, possono spuntare dappertutto in questa terra.

Cannabutter ed olio di cannabis per primi e secondi piatti

  Anche questo celeberrimo aspetto della florida cucina Italiana potrebbe venire ampiamente rinfrescato dall’apporto della cannabis. Pensate a come si potrebbero adattare gnocchi, besciamella, risotti… Risalendo lungo lo stivale, si incontrerebbero risotti allo zafferano ed Orange, lasagne al pesto e True OG, vellutate di patate, asparagi e Gorilla Zkittlez

Risotto alla cannabis light comparso nel menu di un ristorante di Parigi

  Pensateci bene, non si tratterebbe della solita storpiatura di piatti tipicamente Italiani, ma di vere e proprie formule che potrebbero rinnovare la gastronomia del Bel Paese in un modo di adattare gli ingredienti che solo la cucina Mediterranea conosce. Dopotutto, neanche il pomodoro della pizza cresceva originariamente in Italia!

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