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Quando in ospedale sperimentano la cannabis

Quando in ospedale sperimentano la cannabis
28 Luglio 2021 Copy

“All’uomo irrazionale interessa solamente avere ragione. All’uomo razionale interessa imparare” – Karl Popper

  La gestione della cannabis terapeutica in Italia è ancora lacunosa. Ancora adesso, alle porte dell’agosto 2021, la cannabis terapeutica, e relativa prescrizione medica, sono esclusiva di chi può permettersele. Probabilmente la parte peggiore di tutto ciò non è solo la diseguaglianza sociale, ma il fatto che anche per chi riesce ad affrontare le spese, spesso ci sono carenze di rifornimenti

  C’è chi però sta lavorando sodo per cambiare le cose. E si tratta di medici che hanno l’appoggio della Regione Campania nel somministrare gratuitamente cannabis terapeutica a dei pazienti

  È un piccolo passo avanti che sta riscuotendo un grande successo: prima l’instaurazione del primo ambulatorio pubblico specificatamente dedicato al Vanvitelli di Napoli, ed ora il Ruggi di Salerno afferma che 300 pazienti sono stati trattati con successo nell’arco di un anno e mezzo di osservazione!

I medici Campani della cannabis

  Le richieste che interessano i piani terapeutici a base di cannabis erogati dalla Regione Campania arrivano da tutto il Meridione. Si tratta di pazienti affetti da patologie particolarmente dolorose o degenerative, il più delle volte del tutto invalidanti. Il medico che si sta occupando dell’area Salernitana, nel Ruggi D’Aragona e nell’Ambulatorio di Reumatologia di San Giovanni di Dio è Paolo Moscato.

Il Dottor Paolo Moscato.

  Il dottore specifica che: «Per accedere a questi trattamenti, bisogna prenotare una visita reumatologica e solo in seguito, sarà il medico a valutare l’effettiva inefficacia degli altri farmaci e ad indicare quindi una terapia alternativa con i derivati della cannabis» (da una intervista per il giornale online lacittàdisalerno.it). In particolare è emersa una certa efficacia nel miglioramento delle condizioni di vita di pazienti affetti da fibromialgia

  Nel frattempo, nell’Ambulatorio pubblico del Vanvitelli è il professor Luigi Lavorgna a raccontarci cosa accade. “Mi contattano dalla Basilicata, dalla Calabria, dalla Puglia, dall’Abruzzo per prenotare una visita”, ed è chiaro qui quanto è importante cosa sta accadendo! Sinora per avere accesso a terapie di questo genere era necessario rivolgersi strettamente alle strutture private. Ricordiamo che Lavorgna è un neurologo che si occupa in modo particolarmente attivo di sclerosi multipla!

Il Dr Luigi Lavorgna per Merck Italia.

L’importanza del benessere

  Esperienze ambulatoriali come queste sono fondamentali per una concreta osservazione scientifica dei benefici che è possibile ricavare dalla cannabis. L’aumento della qualità della vita di un paziente con una patologia particolarmente dolorosa significa spesso un aumento della sua aspettativa di vita. Ed in questi casi, come anche per il trattamento di depressione ed insonnia, garantire piani terapeutici gratuiti ed accessibili è davvero una questione di vita o di morte.

  Quando si sente parlare di benessere vengono in mente le Spa, quello che sembra solo un lusso occasionale da concedersi. Ma bisognerebbe ricordare che anche centri benessere e terme sono sempre stati dedicati anche alla cura di determinate condizioni dolorose. La ricerca di un sollievo dal dolore cronico desta davvero ancora scalpore? Bisogna allora informare su storie come quella di Coltyn Turner con il morbo di Crohn.

  Il fatto che il benessere sia considerato un fattore importante per la conservazione della qualità e della durata della vita di un individuo in un ospedale è forse meno scontato di quanto non sembri, ad uno sguardo razionale. Sarebbe enormemente incoraggiante osservare questo tipo di evoluzioni dell’ambiente medico anche in tutte le altre regioni del territorio nazionale. Dopotutto, nell’era digitale la scienza può usufruire anche dei risultati ottenuti dall’altra parte del mondo, dove ad esempio già addestrano operatori sanitari a gestire terapie psichedeliche. Per approfondimenti sull’argomento vedi qui.

La cannabis terapeutica in Italia è una novità?

Questa opportunità è anche reminiscente di quella che fu la fervida esplorazione della cannabis indica e sativa da parte dei medici Milanesi di fine ‘800. Sembra infatti fosse chiaro anche allora che la cannabis fosse una preziosa alleata della medicina. Giorgio Samorini, nel suo celebre lavoro “L’Erba di Carlo Erba” espone in modo eccellente quella che era una grande opportunità per la medicina Italiana dell’epoca.

Il noto farmacista Italiano del XIX secolo Carlo Erba.

  In particolare è evidente lo spirito di esplorazione di questi medici, convinti che avrebbero dovuto sperimentare questa sostanza in prima persona, prima di somministrarla. Era in realtà una cosa piuttosto frequente tra le abitudini dei medici trattare personalmente un nuovo farmaco, una nuova formula o un nuovo prodotto.

 Vediamo quindi una lista di patologie per cui già nel 1909 veniva somministrata la cannabis o dei suoi estratti:

Dal Ricettario terapeutico di Piero Arpino, appendice di L’Erba di Carlo Erba di Giorgio Samorini:

    • Amenorrea accompagnata da emicrania o dai dolori mestruali;
    • Angina pectoris;
    • Asma bronchiale;
    • Asma uremico;
    • Atonie gastro-enteriche;
    • Blenorragia;
    • Calli e verruche;
    • Catalessia (quando però non vi sia disfagia);
    • Catarro bronchiale senile;
    • Catarro vescicale acuto e cronico;
    • Colera;
    • Corea volgare (Chorea minor);
    • Delirium tremens dei bevitori (Alcoolismo cronico);
    • Deliri della piressia infantile con insonnia;
    • Dismenorrea;
    • Dissenteria;
    • Emicrania propriamente detta;
    • Emorragie uterine;
    • Metrorragie da fibroma;
    • Epilessia;
    • Gastralgia;
    • Enteralgia;
    • Trattamento degli isterici;
    • Impotenza (esclusa naturalmente quella di natura psichica);
    • Insonnia;
    • Ipercloridria;
    • Irritabilità dell’utero gravido;
    • Meningite cerebro-spinale;
    • Nevralgia congestiva intermittente degli artritici;
    • Nevralgia della vescica urinaria;
    • Paralisi progressiva degli alienati (malattia del Bayle);
    • Paralisi agitante (morbo del Parkinson);
    • Prostatite;
    • Psicopatie (negli stati maniaci come in quelli cronici);
    • Rachialgia (come calmante medulo-ganglionare);
    • Rinite scrofolosa infantile;
    • Stadi di eccitamento della ovaia o della vagina;
    • Tabe dorsale;
    • Tetano traumatico;
    • Tisi polmonare;
    • Tosse ostinata;
    • Ulcera gastrica;
    • Zona (Herpes zoster).

  Chissà se la civiltà occidentale, un giorno, vedrà l’utilizzo terapeutico pubblico e gratuito della cannabis come una cosa scontata e priva di controversie. Certo è frustrante vedere come il proibizionismo ha impresso delle lacune abissali nella medicina del XX secolo. C’è solo da meravigliarsi a pensare cosa si può scoprire ancora delle proprietà terapeutiche della cannabis con le tecniche che adesso abbiamo a disposizione!

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