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Combattere l’ansia col CBD: cosa sappiamo

Combattere l’ansia col CBD: cosa sappiamo
8 Maggio 2021 Copy

“Siamo sempre più ansiosi di distinguerci per un talento che non possediamo, che essere apprezzati per i quindici talenti che possediamo.” – Mark Twain

  Premessa: i disturbi d’ansia sono di molteplice natura. Esiste il disturbo d’ansia generalizzata, come il disturbo d’ansia sociale, da separazione, legato a fobie o anche all’ipocondria. Bisogna distinguere comunque, la naturale reazione fisiologica dai disturbi d’ansia. Fare esperienza d’ansia a seguito di una minaccia di qualsiasi tipo è infatti diverso da una condizione patologica e cronica. Un disturbo d’ansia generalizzato ad esempio prevede l’insorgenza di sintomi casuale.

  Detto questo, delle ricerche su internet bastano per constatare che si tratta di disturbi la cui frequenza è in aumento. L’insorgenza di tali disturbi è, come è facile intuire, dettata da un ampio ventaglio di fattori. Di conseguenza, gli studi sull’utilità del Cannabidiolo per il trattamento dei disordini d’ansia riguardano una funzione palliativa per i sintomi

  A volte la migliore delle cure per un disordine d’ansia è un cambiamento delle abitudini corredato da una efficace psicoterapia. Ci sono anche prove che l’assunzione abituale di caffeina sia uno di questi fattori [1] . Tuttavia l’ansia spesso attacca in modo subdolo ed improvviso. Il CBD può venirci in aiuto proprio per calmare un singolo attacco d’ansia. Una somministrazione subliguale di olio di CBD, come quello prodotto dalla PlantOfLife può aiutare rapidamente a lenirne i sintomi.

Studi degli ultimi 10 anni

  Che la cannabis potesse avere un ruolo nel trattamento dei disturbi d’ansia, da stress e per forme psicopatologiche è noto alla comunità scientifica sin dal 2012. Nella pubblicazione intitolata “Cannabinoid-related agents in the treatment of anxiety disorders: current knowledge and future perspectives[2] leggiamo già risultati interessanti. “studi recenti mostrano che il CBD esercita effetti ansiolitici inerenti sia nel modello animale [,] che, più di recente, in pazienti affetti da fobia sociale [,]. L’azione ansiolitica del CBD potrebbe essere legata al recettore 5-HT1A“.

Struttura tridimensionale del recettore della serotonina 5-HT 1A.

  Nel 2015, esce anche la pubblicazione intitolata “Cannabidiol as a Potential Treatment for Anxiety Disorders[3], dove si porta avanti l’ipotesi. Qui leggiamo: “Mentre gli studi in vitro suggeriscono che il CBD agisca da agonista diretto del recettore 5-HT1A [], studi in vivo evidenziano che il CBD agisce come un modulatore allosterico, o facilitatore della segnalazione di 5-HT1A [].” Lo stesso studio evidenzia l’efficacia nel trattamento dell’insorgenza dei disturbi dell’ansia indotti da stress (PTSD) e nell’alleviamento di fobie. Sembra che in questi casi, l’efficacia sia dettata dalla stimolazione del recettore endocannabinoide CB1. Abbiamo già due recettori su cui agisce il CBD in maniera efficace nel trattare l’ansia.

La struttura tridimensionale del recettore endocannabinoide CB1.

Nel 2017 e nel 2019 sono state pubblicate ulteriori studi interessanti sull’efficacia del CBD. Rispettivamente “Evidences for the Anti-panic Actions of Cannadibiol[4] e “Use of cannabidiol in anxiety-related disorders[5] . Nel primo studio si evidenzia il potere di contrastare attacchi di panico e si cerca di studiare i meccanismi tramite cui questo avviene. Nel secondo si raccolgono tutta una serie di studi che mostrano risultati accertati in studi clinici

Gli studi più recenti

  Cosa molto incoraggiante, se già c’erano molte evidenze, nel 2020 è andata molto spedita la revisione di studi per l’efficacia clinica del CBD in disordini psichiatrici. Ad esempio possiamo citare la pubblicazione “Medicinal cannabis for psychiatric disorders: a clinically-focused systematic review[6]. Qui si leggono risultati ancora più interessanti, in quanto si studia anche l’effetto del THC. Sembra infatti che il Δ-4-tetraidrocannabinolo, che spesso viene associato all’insorgere di ansia e di panico per via dei suoi effetti psicoattivi, non sia del tutto un trigger per queste condizioni. “I risultati hanno rivelato che, nel controllo dei confondenti di base, non è stata trovata alcuna correlazione tra uso di cannabis e maggiore frequenza di ansia.”

  Si evidenzia un certo, ma da approfondire, successo nel trattamento del PTSD con somministrazione di THC. Per quanto riguarda la depressione, poi, si è potuto osservare che se un uso massiccio di THC non è d’aiuto, un uso leggero può essere efficace. Il 50% dei pazienti indagati nello studio sostiene di usare piccole quantità di cannabis proprio per alleviare la depressione. In pazienti con un decorso avanzato del cancro, la somministrazione ha aumentato notevolmente la qualità del sonno, e ci sono ulteriori studi sulla possibilità che la cannabis sia utile nel trattamento dell’insonnia.

Ma la cannabis mi ha fatto ansiare!

  Neurobiologicamente parlando, ancora non si hanno prove certe che l’effetto psicoattivo della cannabis sia correlabile a disturbi d’ansia. Piuttosto sembra che molte persone si rendano conto di essere ansiose per via di una amplificazione della percezione dei sintomi. Inoltre, la cannabis ad alto tenore di THC produce effetti quali aumento della sudorazione e del battito cardiaco. Può anche produrre effetti psicomimetici che spesso sono confusi con stati paranoidi. Molto spesso sono questi gli effetti che ricordano fenomeni ansiosi, scatenando una eccessiva preoccupazione che può effettivamente sfociare in momenti d’ansia.

  A proposito di amplificazione dei sintomi, molto spesso avrete sentito dalla propaganda che la cannabis causa schizofrenia. Gli studi scientifici scartano la cannabis dai fattori scatenanti, piuttosto i pazienti schizofrenici tendono ad essere più alterati dall’effetto psicoattivo. Uno studio ha anche dimostrato che piuttosto che essere i fumatori di cannabis più predisposti alla schizofrenia, sono gli schizofrenici che tendono a voler fumare più cannabis.[7] Inoltre sembra ci sia un fattore genetico che correla la possibilità dell’insorgenza della schizofrenia con il THC. Questo vuol dire che se non si è geneticamente predisposti, è altamente improbabile che consumare cannabis causi l’insorgenza di schizofrenia. Il CBD, d’altro canto, è risultato molto efficace nel placare questa condizione!

Hemp oil, Hand holding bottle of Cannabis oil against Marijuana plant, CBD oil pipette

  Sebbene non è mai il caso di trattare con leggerezza quanto l’esperienza personale suggerisce, è certo che più che la presenza di THC o CBD, sono i diversi livelli di questi due che cambiano l’effetto generale di un high. Di conseguenza c’è una base fortemente scientifica sotto l’affermazione frequente e sommaria “devi solo trovare la varietà giusta per te“. E se sei una persona fortemente ansiosa, il CBD costituisce addirittura un sollievo.

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