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420: Storia e miti di una ricorrenza mondiale

420: Storia e miti di una ricorrenza mondiale
20 Aprile 2021 Copy
Cannabis Sutra del pittore Alex Grey

“Rendere la marijuana illegale è come dire che Dio ha fatto un grave errore.” – Bill Hicks

  Oggi, 20/4, o in questo caso sarebbe meglio dire alla maniera Americana 4/20, tutto il mondo celebra una ricorrenza dalle origini leggendarie. La presentazione data all’Americana è dovuta al fatto che il mito nasce proprio negli Stati Uniti e conosce qui la sua diffusione negli anni ’70. Cinquant’anni dopo, circa, il web ha permesso a questo mito di diffondersi, insieme a tutte le leggende metropolitane correlate, anche qui in Italia – ed in tutto il mondo.

  A seguire, riporteremo alcune di queste vivaci leggende metropolitane insieme alla storia vera di questa celebrazione.

420 celebration

  Il web, e soprattutto le sottoculture giovanili, hanno abbracciato già da qualche anno l’associazione tra cannabis e la sigla 420. Sono innumerevoli i meme, i video, le canzoni, compilation, post e citazioni in cui 420 è seguito dall’affermazione “niccceee”. E brands di abbigliamento come la Nike hanno immediatamente colto l’onda verde! Esiste infatti la serie limitata di scarpe Nike dedicata, le “Nike SB Dunk High Skunk 420“.

  È in questi ultimi due anni, a causa della pandemia da COVID-19, che 420 si è affermato globalmente come celebrazione. E questo è dovuto al fatto che per sua natura, bruciare infiorescenze il 4/20 alle 4:20 rappresenta un appuntamento virtuale con tutti quelli che nel mondo stanno facendo lo stesso. Facile immaginare come questo appuntamento possa aver rincuorato genti di tutto il mondo durante la pandemia in data 4/20 2020!

Curioso poi che il 4/20 ricorra da calendario proprio il giorno dopo al “Bicycle Day”. Ma questa è un’altra storia…

  In Italia, la celebrazione dell’anno 2021 è accompagnata da un’opera di divulgazione riguardo i benefici anche terapeutici della cannabis. Quest’anno tutte le associazioni competenti del territorio si coordinano per urlare in sincrono, in diretta youtube, la necessità di liberare il mercato della cannabis dalle grinfie criminali. L’iniziativa, che vede la partecipazione tra le altre di “Cannabis Terapeutica”, “SudCanapa”, “CannabisForFuture”, “DolceVita” e “Freeweed”, sarà dedicata a Walter Di Benedetto.

Leggende metropolitane

  Intorno al 1990, l’editore principale della rivista High Times Steve Bloom trovò un flyer di un concerto dei Grateful Dead che riportava sul retro la storia del 420. All’epoca, di conseguenza, Bloom scrisse che 420 era il codice della polizia Californiana con cui segnalavano l’atto di fumare erba.

  Naturalmente questo fatto fu immediatamente contestato, in California il codice 420 era usato dalla polizia per segnalare degli omicidi! Probabilmente i Dead avranno fatto ironia sul fatto che il fumatore di cannabis, all’epoca, era perseguitato come un omicida. Questo in fondo ricorda gli Hashashin ed i successivi Sufi che si riferivano al consumo mistico della cannabis come ad un “sacrificio” simbolico… ma di materia verde! Nessuno si è fatto male.

  Sembra infatti che la band di John Garcia ne sa più di quanto si creda su questa storia. Le Nike citate prima portano sulla linguetta la saetta dei Grateful Dead.

Ricostruzione del retro del flyer dello show di Capodanno dei Grateful Dead

Secondo altri c’entrerebbe niente meno che Bob Dylan! Nel 1966 Dylan scrisse un pezzo di nome “Rainy Day Women #12 & 35” in cui alla fine di ogni ritornello canta “Everybody must get stoned”. Ma sono dei malpensanti, Dylan si riferisce sicuramente alla lapidazione, dopotutto che altro senso può avere “to get stoned”? Domanda sarcastica e puramente retorica, ma resta il fatto che qualcuno ha notato che moltiplicando 12 e 35 si ottiene: 420!

Citazioni nello spettacolo

  Se i Dead o Dylan si dice ci abbiano messo lo zampino, nella musica contemporanea 420 è divenuto un must in tutte le sottoculture metropolitane che abbracciano i benefici della cannabis. Di questi ne parlano qua e là star del cinema e della musica del calibro di Rihanna, Bill Murray, Woody Harrelson, Cameron Diaz, Snoop Dogg, Justin Timberlake, Mattew McConaughey, Oliver Stone, Whoopi Goldberg, Wiz Khalifa, Cypress Hill

La Rapstar Snoop Dogg, ribattezzato Snoop Lion dopo il suo viaggio in Giamaica

  La lista, inutile specificarlo oltre, è davvero lunga già senza entrare nello sconfinato meandro degli anni ’60 e ’70, e si avvale anche di artisti Italiani come J-Ax. Tuttavia è per lo più da quando è subentrato il web che generici riferimenti alla cannabis portano la sigla 420 ovunque. Sembra una celebrazione davvero sentita, visto che in questo non si notano differenze significative tra cultura mainstream ed underground! Trovate il 420 nei film con Seth Rogens, nelle canzoni di Wiz Khalifa (420 Freestyle) e nei link delle compilation Weedian allo stesso identico scopo! Wiz Khalifa ha anche dedicato una song alle cartine RAW , i Cypress Hill hanno uno stretto legame di collaborazione con la ROOR!

Dopotutto non esiste modo migliore di evitare il COVID-19 che restare a casa in compagnia dei propri dischi e film preferiti accompagnati da un aroma floreale. 

La storia vera

  Ed ora, come promesso, racconteremo la storia vera del 420. Il 420 prende vita negli anni ’70 a San Rafael, California. Cinque studenti del liceo, di una comitiva che si faceva chiamare i “Waldos”, avevano l’abitudine di radunarsi fuori dalle mura del liceo per fumare. Il nomignolo “Waldos” era dovuto al posto preciso in cui, puntuali, alle 4:20 si incontravano. 

  Sembra infatti che un grower più grande, loro mentore, avesse raccontato loro che presso la statua di Louis Pasteur ci fosse un “tesoro nascosto”, una busta di cannabis abbandonata da qualcuno. Naturalmente non la trovarono mai, ma l’incontro è chiaramente diventato una tradizione

Vi chiederete a questo punto come mai la tradizione di un gruppo di ragazzi si sia diffusa così tanto da divenire addirittura epocale tra 2020 e 2021. Sembra che il merito sia proprio dei Grateful Dead! All’epoca dei Waldos, questi avevano accesso a contatti di vario tipo con la band. Il fratello di Dave Reddix era addirittura amico di Phil Lesh, bassista della band, e così i Waldos potevano assistere anche alle prove.

Bob Weir dei Grateful Dead con i Waldos, 50 anni dopo

  La band era già famosa e negli anni a venire non fece che accrescere ancora il proprio successo. Eppure non si dimenticò mai dei Waldos, che spesso avevano la possibilità di assistere ai concerti dal backstage. Ed è in quei backstages che molti nell’ambiente della sottocultura Deadhead sentivano i richiami dei Waldos: “Hey, 420!”. Una connessione sicuramente slegata ma perfettamente coincidente con il “Cicileu? Ieu!” pugliese! Un rafforzativo della caratteristica della cannabis più genuina: accomunare popoli da tutto il mondo!

  Un buon momento anche in Italia dunque di celebrare, e come celebrare meglio se non regalando in delivery un bel buquet di fiori?

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