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La Tradizione Canapaia Campana

La Tradizione Canapaia Campana
4 Maggio 2021 Copy

“I napoletani cavano l’arte dal sole.” – Camillo Boito, fratello del più celebre Arrigo Boito

  L’arte canapaia Campana ha una storia millenaria. Le prime notizie certe sulla coltivazione della canapa in Italia le troviamo nel De rustica di Columella e nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio del I sec. d.C. Tuttavia le evidenze storiche suggeriscono che la canapa, insieme al lino ed ai cereali, sia tra le prime specie vegetali ad essere coltivate in Europa. Si attribuisce a popoli nomadi proto-indo-europei come gli Sciti e gli Illirici l’introduzione di questa specie in Italia. Queste popolazioni arrivarono fra il X e l’VIII sec. a.C.  Nel V-VI secolo a.C. si registra una diffusione della coltivazione della canapa in tutta Italia.

  Nel 2018 viene registrata presso la Camera del Commercio l’azienda produttrice di cannabis light partenopea CentoFuochi. Si tratta dell’instaurazione di una vera e propria linea di continuità con una delle tradizioni più antiche del territorio Italiano. È arrivato dunque il momento di rendere giustizia ad una storia della cannabis tutta Mediterranea!

Di generazione in generazione

  Nell’antico nucleo familiare campano, la coltivazione della canapa era di fondamentale importanza. La tecnica di coltivazione, i semi, la macerazione, tutta la sapienza intorno alla lavorazione dell’oro verde si tramandavano di generazione in generazione. La viabilità e la forma stessa degli insediamenti urbani nel Casertano e nel Napoletano furono plasmati da questa industria. Infatti, la maggior parte dei terreni coltivati nell’area era dedicata alla cannabis!

  Una curiosa osservazione storica, che si attribuisce al De Agricoltura di Pietro De’ Crescenzi (XIII sec.), permette di rintracciare gli spostamenti di persone e conoscenze. Sembra che, infatti, al Napoletano migrante fosse consentito sviluppare la propria tradizione agricola familiare nella terra in cui si instaurava. Intorno al 1840, la coltivazione estensiva della cannabis era ampiamente sviluppata sino al Piemonte. Questo territorio, con le sue pianure, costituiva la seconda area più estesa dedicata all’agricoltura della cannabis. In questo periodo storico, l’Italia, soprattutto Napoli, esportava fibra di canapa della miglior qualità in Europa.

  Sappiamo però che dal Napoletano la cannabis si diffuse molto prima a tutto il territorio Italiano. Nella Torre degli Scappi di Bologna, Canton De’ Fiori, la cui costruzione cominciò intorno al 1220, vediamo la scritta: <<PANIS VITA, CANABIS PROTECTIO, VINVM LAETITIA>>. De’ Crescenzi, che narra della tradizione Campana, era infatti Bolognese!

Substrato storico

  Le ragioni che portarono il territorio Campano a sviluppare tanto la coltura della cannabis furono molteplici, e diverse a seconda del periodo storico. La disponibilità di grandi quantità di acqua, il sole prolifico e la terra fertile rendevano il territorio perfetto per la coltura.

  Inoltre, la presenza di porti e dunque il trasporto di merci, ha costituito un substrato economico fondamentale per lo sviluppo della canapa. Sia per le corde delle navi, che per i sacchi per frutta e cereali era necessaria la fibra grezza di canapa.

Con l’instaurazione delle Repubbliche Marinare, poi, la produzione e vendita di canapa schizzò alle stelle!

Cannabis, magia e medicina

  Un fatto interessante però, e che è indicativo di quanto fosse antica la conoscenza anche dell’uso terapeutico della cannabis, è che ritroviamo un certo numero di testi medioevali che portano formule di unguenti e preparati della cannabis somministrati a scopo medicinale. 

Ne è un esempio il Thesaurus pauperum, il Tesoro dei poveri, di Papa Giovanni XXI (1210-1277). Questo antico ricettario medico, redatto dall’unico Papa medico della storia della Chiesa, include il seguente rimedio per il cancro, in estremo anticipo sui tempi!

Rimedi – Contro la Fistola et Cancaro cap. XLVIIII

 … Togli cauoli rossi finochio pretosello abrotino canape foglie di fragole foglie di rossa maiore pie di colombo piantaggine arnaglosa foglie di timo et dappio et noce moscata: tutte queste cose un poco peste cuoci in uino biancho & poi ui metti del mele: & danne a bere sera et mattina & ungane lapiagha di fuori: et mettiui suso foglie del cauolo rosso e cosa optima.

  Sappiamo anche, grazie alle testimonianze del più antico medico Ellenico Galeno, di Dioscoride, di Avicenna ed Ippocrate, che la cannabis che i semi di canapa erano inclusi nella dieta Mediterranea. Inoltre, Papa Giovanni XXI era amichevole nei confronti dei Templari. A questi si attribuisce la reintroduzione dall’Oriente dell’uso mistico – e medicinale – della cannabis nell’Europa Medievale.

  Non abbiamo tracce dirette del percorso dell’hash dall’Oriente all’Occidente. Tuttavia la ricomparsa di questo in Europa coincide con l’epoca di massima fioritura dei Templari. Inoltre, nei rapporti Vaticani dei sequestri delle proprietà Templari, dopo la loro persecuzione successiva all’epoca di Giovanni XXI, compare una certa erba. 

Cannabis nella trasformazione del territorio

  La cannabis permise lo sviluppo di numerosi centri urbani Campani. “La coltivazione della terra andava ad organizzarsi intorno a piccoli insediamenti rurali ubicati presso le principali strade di comunicazione, i cosiddetti “casali”” (De Seta, 1984). I “casali” erano dei piccoli insediamenti rurali finalizzati alla vita agricola, con tanto di mulino, taverna, chiesa e forno. In seguito, molti di questi divennero Comuni. 

  Verso la fine del 1600 si contavano una quarantina di casali che “…fanno un corpo con la città, godendo anch’essi l’immunità di privileggi e prerogative di lei…” (Summonte, 1675). Bisogna considerare però che già nel Regno di Napoli di Federico II di Svevia si impose che i siti di macerazione della canapa fossero situati almeno ad un miglio dal centro abitato. Sembra infatti che l’acqua stagnante dovuta alle macerazioni della fibra tessile portasse in estate malattie come la malaria ed aria malsana. 

Vi sono vie della città di Napoli che prendono il nome direttamente dalle attività di produzione della cannabis. Alfonso di Aragona realizzò la via Milano-Agnano, già nota dal 1500 come Via dei Canapi. Questa segnava il tragitto dai siti di coltivazione al sito di macerazione stabilito nei dintorni del lagno di Agnano. 

Stele Borbonica di piperno a Fuorigrotta, che recita: <IN QUESTO LUOGO DEVONO / FERMARSI I CARRI E LE SOME / CHE FANNO RITORNO DALLA / MATURAZIONE DE CANAPI>

La stessa fondazione di Fratta Maggiore si deve alla produzione di canapa. I Miseni la vollero a seguito della distruzione da parte dei Saraceni della loro città nell’850 d.C. “dove furono trasferite tradizioni industriali legate alla canapa” (Pezzullo, 1981). 

Alti e bassi

  Tanto per essere chiari, la coltura della canapa industriale tramontò, dopo una storia tanto antica, soltanto nel 1975. L’inasprimento del divieto di coltivazione della Cannabis indica in congiunzione all’instaurazione di normative severe per la coltivazione di Cannabis sativa, diedero il colpo di grazia a questa antica forma di profitto.

  Fatto molto curioso: a inizio Novecento era normale comprare in farmacia sigaretti di canapa a scopo terapeutico. Fumare cannabis però venne ritenuto deprecabile durante il periodo Fascista. Secondo Mussolini, la marijuana era una “Droga da ne*ri”. Curioso che proprio tra gli Europei appaia maggiormente una variante di un gene responsabile del maggior potere inebriante della cannabis.

  Comunque, sebbene infatti il Regime Fascista vantasse un rinforzo dell’industria tessile della canapa, in realtà l’unificazione dei consorzi agrari a lungo andare causò all’industria solamente confusione. Secondo gli storici se nel 1928 il valore della produzione è stato equivalente a un miliardo di lire, solo tre anni più tardi quel valore è sceso a 470 milioni. 

  Questo indebolì e scoraggiò le colture di canapa, all’atto effettivo, in maniera diametralmente opposta alla comunicazione propagandistica. E sempre una propaganda, di tipo proibizionista, ha calato la scure sulle cime italiane. Nel frattempo, la forma stessa di molti insediamenti urbani Campani è dovuta alla produzione della canapa.

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