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Legalizzazione: una nuova luce

Legalizzazione: una nuova luce
8 Aprile 2021 Copy

“Che cosa rende eroici? Muovere incontro al proprio supremo dolore e insieme alla propria suprema speranza.” – Friedrich Wilhelm Nietzsche

  Sembra che, dopo cinque anni di silenzio, sia tornato il momento di parlare di legalizzazione della cannabis. Già a metà marzo, infatti, la nomina della grillina antiproibizionista Fabiana Dadone alla gestione delle Politiche Giovanili ha fatto sorgere un certo fermento. La ministra del Governo Draghi, infatti, ha già votato a favore delle proposte di legge del 2014, cioè durante la sua prima legislatura, e del 2015 in materia di legalizzazione. E fa ben sperare che ora abbia ottenuto la delega dell’Antidroga. Inoltre, ha sostenuto che quest’anno si terrà il Comitato Nazionale sulle droghe, che non si tiene dal 2009. Lo ha assicurato in una lettera di risposta agli oltre 400 digiunatori in solidarietà di Walter De Benedetto, affetto da artrite reumatoide ed indagato dopo aver coltivato delle piante in giardino per evidente necessità.

Fabiana Dadone, Ministra per la Gestione delle Politiche Giovanili

Il Proibizionismo

  La storia del proibizionismo Italiano è dopotutto costellata da una lunga serie di controversie e contraddizioni, come anche di vere e proprie tragedie. Molte, infatti, sono le vite rovinate da leggi brutali ed in alcuni casi incostituzionali, come la Fini-Giovinardi, che rappresentò il fiore all’occhiello delle finalità repressive puramente guidate dall’avidità elettorale. Almeno fino alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale. La situazione tuttavia non sembra essere migliorata troppo, a seguito. Nel 2016 non bastarono 67000 firme per discuterne seriamente in Parlamento, lasciando da parte i vari interessi personali. Anche il buon esempio dell’espansione del fenomeno cannabis light sembra essere stato ignorato per lungo tempo dai proibizionisti. 

La questione sociale

  Secondo quanto afferma il primo firmatario della proposta di legge sulla coltivazione domestica, il deputato di +Europa Riccardo Magi: “Negli ultimi trent’anni abbiamo avuto una legislazione tra le più repressive d’Europa”. Aggiunge anche che “più del 30% delle persone che entrano in carcere, lo fa per violazione del Testo unico sugli stupefacenti e ciononostante la quantità di sostanze in circolazione non è affatto diminuita”. Naturalmente specifica anche che “Non è un approccio ideologico il nostro, ma un ragionamento che parte da dati reali”.

Una sorpresa la dichiarazione di Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica a Perugia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione sino ad ottobre 2019 e consulente per quattro legislature della Commissione parlamentare antimafia. Sebbene originariamente fosse contrario a queste proposte, ha cambiato posizione. Afferma: “Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità”. 

 

L’opposizione

  Come si può immaginare, parte del fermento avviato dalla delega dell’Antidroga è costituito dall’agitazione della schiera proibizionista. 

Facile capire come mai gli ambienti proibizionisti scalpitino sino a minacciare la stabilità stessa del governo. L’associazione ragazzi-cannabis-ambienti della criminalità è fondamentale alla propaganda proibizionista, ed è chiara la loro intenzione di preservare il contorto sillogismo. Dopotutto ci sono sempre gli stessi volti a dividere tra un “noi” ed un “loro”. Alcuni di questi, in tutta risposta, hanno proposto solo inasprimenti di pene già eccessivamente severe. Tuttavia anche questa, specialmente in un periodo storico come questo, è una affermazione che non tiene conto di alcun dato reale. Dopotutto, anche la Direzione nazionale Antimafia ha sostenuto la «letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi». 

 

Un’idea dell’epoca in cui è rimasta la polemica proibizionista italiana, poster del film d’exploitation propagandistico Reefer Madness

La risposta

  Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera non ha perso tempo per rispondere a tono. Menzionando quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, risponde all’opposizione: “La delega alle politiche sulle droghe alla ministra Dadone ha aperto una gara a chi è più oscurantista”. Afferma anche “presto calendarizzerò la proposta di legge per inserire quei principi [della Cassazione] nel nostro ordinamento, anche per sostenere il diritto dei malati a curarsi con la cannabis”. Infine: “confondere le azioni di prevenzione e gestione del complesso fenomeno delle droghe con un generico ‘liberi tutti’ è frutto di prese di posizione antistoriche“.

 

Il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Mario 

  Si è esposto anche il sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale nel Governo Draghi, Benedetto Della Vedova. Con sobrietà dichiara “Positiva la delega a un’esponente antiproibizionista. Serve un confronto senza pregiudizi ideologici”

Cannabis e pandemia

  È anche doveroso precisare in che annata si stia svolgendo questo nuovo fermento. Le stime nazionali parlano di 300000 posti di lavoro a rischio a causa dell’emergenza da COVID-19. In molti settori ancora non sembra di vedere un reale spiraglio di luce. Se capita di riaprire una attività infatti, non si riesce a prevedere per quanto si potrà tenere aperte le saracinesche. 

  Non a caso nello svolgimento gli stati generali convocati dall’ex-presidente Conte a giugno scorso, venne presentato un appello firmato da 100 parlamentari. Si invitava il governo a inserire la legalizzazione della canapa tra le misure di ausilio alla ripresa economica. In una pubblicazione del 2018 di Marco Rossi, ricercatore di economia politica presso l’Università Sapienza di Roma, si stimano 55 – 75 mila nuovi posti di lavoro solo nel settore della produzione. Quanto alla distribuzione è ancora difficile fare una stima dei posti di lavoro che si genererebbero, in quanto la condizione di illegalità rende impossibile conoscere il reale numero di consumatori.

Entrate previste

D’altro canto, per quanto riguarda le uscite, si realizzerebbe un risparmio da parte dello Stato di circa 600 milioni con la legalizzazione. Questi vengono spesi ogni anno da polizia, magistratura e sistema carcerario per contrastare la vendita illegale della cannabis. Il professore di Politica Economica Fernando Ofria ha affermato che il loro “studio evidenzia fino a 6 miliardi di gettito fiscale aggiuntivo per lo Stato sottratto alle criminalità organizzate”

Contro lo scetticismo nei confronti di questi numeri, basta osservare la vendita di cannabis light in Italia. Secondo quanto asseriscono diversi produttori, nel 2019 il giro d’affari della cannabis light ha raggiunto una cifra pari a 150 milioni di euro. Questo business, del tutto legale legale, si dimostra un settore in piena fase di espansione! Dunque, in attesa di buone notizie, ci si può pur sempre dedicare all’aroma della cannabis light, disponibile anche a domicilio

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