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Dinafem: l’eredità di una leggenda

Dinafem: l’eredità di una leggenda
9 Aprile 2021 Copy

“Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia.” – Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu

  Curiosità, metodicità, sperimentazione e soprattutto esperienza. Sono caratteristiche comuni ai pionieri di Dinafem e a chiunque vi si sia affacciato ad osservarne l’evoluzione nel corso degli anni.

  La celebre banca del seme basca rappresenta un meraviglioso baluardo da seguire, costruito con fatica e dedizione nell’arco di 15 anni di continua crescita. Praticamente tutti tra quelli che tra gli anni ‘0 e ‘20 del XXI secolo volessero collezionare semi di varietà quali Gorilla, o Bubba Kush, o della tanto mistificata quanto leggendaria Amnesia, finivano con la mandibola a terra appena capitavano per la prima volta in quella autentica cornucopia di possibilità costituita dal sito ufficiale Dinafem.

  Tra autofiorenti, semi regolari e CBD la vastità di scelta costituisce un primo grande esempio di quanto può espandersi vertiginosamente un qualsiasi mercato correlato alla cannabis. 

 

Fatturato e ricerca

  Solo nel 2019, infatti, il fatturato dichiarato da Dinafem del gruppo Pot Sistemak S. L. equivaleva a 18 milioni di euro, con una tendenza al rialzo generalizzata all’intero settore complessivo del 25%.

  Ma non è tutto qui. Il blog curato dalla stessa banca rappresenta una reale dichiarazione di responsabilizzazione del mercato, che può tutt’ora affidarsi alla conoscenza e alla lunga esperienza e dedizione dei curatori della banca, nonché dei ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi (UPV/EHU) e dei laboratori associati per far sì che anche piccole realtà non direttamente affiliate potessero avventurarsi nella scommessa dell’Oro Verde.

  In questo breve articolo esploreremo quella grandiosa eredità che, dopo i drammatici e poco chiari eventi del 16 settembre 2020, il pianeta Dinafem costituisce e costituirà ancora negli anni a venire.

L’informazione

  Una delle maggiori cause che hanno permesso a Dinafem di riuscire ad esportare in una ventina di paesi è la disponibilità di informazioni vitali allo sviluppo di una cultura del growing.

  Se già prima dell’epoca della celebre banca del seme esistevano in rete molte basilari istruzioni su come gestire la crescita di una pianta, qui le informazioni coprivano per la prima volta, specialmente per quanto riguarda la parte italiana del sito. Fondamentali i dettagli approfonditi di tecniche avanguardistiche che permettono di superare tutta una serie di problematiche legate a microrganismi, insetti, fasi, scelta di genetiche, sbalzi di temperatura, ecc… ecc… ma anche tutto ciò che serviva ad i growers più esperti per selezionare piante madri e generare nuove avvincenti varietà.

  Il bagaglio esperienziale saggiamente condiviso ha portato beneficio, dunque, a tutta la categoria di mercato Europea ed intercontinentale nella più totale trasparenza. La volontà è sempre stata di aprire le strade ad un futuro più green. L’informazione, che copre anche tutte le novità nell’ambito delle neuroscienze e della ricerca scientifica e medica, resta la testimonianza più importante dell’industriosità metodologica. Dinafem ispira ogni giorno migliaia di lavoratori ed appassionati del settore, che siano growers, breeders, imprenditori, ricercatori o divulgatori.

  Naturalmente, l’ampiezza di argomenti ha portato nel tempo enorme beneficio anche al mondo italiano della cannabis light. Ma anche una considerevole quantità di genetiche solide come una singolare versione CBD della celebre Moby Dick e la premiata OG Kush CBD. La pregiata linea di cannabis light della Dinafem è chiamata THCbd.

Il know-how

  L’oidio o la botrite hanno comportato per lungo tempo problematiche per i coltivatori meno abituati ad una vita di campagna. Ad esempio, Dinafem ha chiarito l’utilità per la cannabis del genere dei funghi Trichoderma. Questi sono ben collaudati in Italia dalla comune esperienza dei viticoltori, come anche dei numerosi batteri simbionti della rizosfera.

  Se a tutti è nota come la parte aerea della pianta debba apparire, Dinafem ha mostrato a tutti che aspetto ha una radice perfettamente sana e resistente. Inoltre, ha operato una selezione genetica basata anche su questi importanti aspetti fisionomici. Questa ovviamente basata anche sull’appariscente ventaglio di colori, odori, sapori e carica di principi attivi.

  Sempre Dinafem ha anche chiarito e divulgato ad un mondo che inizia a conoscere l’industrializzazione della canapa l’importanza dell’utilizzo del giusto range di prodotti e fertilizzanti. Ma anche i tempi ottimali di fertirrigazione e washing a garantire la totale pulizia e sicurezza del prodotto finale. Si tratta di un decisivo e vitale apporto alla cultura della cannabis del tutto ignorato dal mercato illecito.

  Divulgazione e messa in gioco, dunque, di quella che è a tutti gli effetti una ricchezza conoscitiva e pratica allo stesso tempo del genere umano.

La storia

  Dinafem nacque dopo 25 anni di esperienza bruta di coltivazione e con il preciso obiettivo di sfidare l’ostracismo che il XXI secolo ancora si ostina a mostrare nei confronti della cannabis. Non sorprende ma rattrista molto dunque la persecuzione attualmente in atto contro questi veri e propri martiri della guerra alla cannabis.

  Per i lettori più giovani, sentir parlare di semi di femminilizzate ed autofiorenti è una cosa basilare e scontata. Ma ai tempi d’esordio della seed bank, ovvero nel 2004, in Europa al di fuori di Amsterdam, era molto diverso. Il coltivatore si trovava il più delle volte ad eliminare metà delle piante. E questo perché solo quando queste iniziavano a mostrare il sesso era possibile separare il maschio dalla femmina.

  Dinafem ha rappresentato una svolta epocale. Ai giorni nostri, è molto più comune acquistare e scegliere tra varietà molto differenti di semi, contro la casualità “vecchia maniera” di chi voleva cimentarsi nel growing e nel breeding. Prima che vi fosse una effettiva seed bank non era scontato acquistare semi femminilizzati, da cui la banca prende il nome. Questi centrano sin dall’informazione genetica del seme l’obiettivo dell’acquisto.

  Un’altra svolta decisiva per la crescita della sua fama è la creazione nel 2008 della linea Autodinafem. L’importanza di questa è nel corso degli ultimi tredici anni aumentata vertiginosamente insieme alla richiesta degli ora diffusissimi semi delle autofiorenti.

L’eredità

  Vedere insieme, nel sito della Dinafem, notizie, istruzioni dettagliate e tecniche innovative affianco al Sole ridente della Barney’s Farm era, per un italiano e per un non olandese in genere una autentica fonte di ispirazione e speranza di poter vedere nell’arco della propria vita e nel proprio territorio le stesse prelibatezze che si sognava ai tempi del liceo di gustare nell’iconico e rituale viaggio ad Amsterdam, senza che la legge faccia da ostacolo ad una innocente passione.

  È questo genere di sogni la materia di cui è costituita l’eredità di questa avventura pionieristica da cui possiamo adesso attingere a piene mani. L’augurio è che ai fondatori di queste nuove vie le cose vadano per il meglio. Il cambiamento di prospettiva del mondo cannabico è ormai avviato, sta ai poteri legislativi la decisione di stare al passo col mondo che cambia.

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