CONSEGNA GRATUITA A BARI DA 30 € IN ITALIA DA 50 €
COUPON 10% OFF - BENVENUTO2021

È ora di un referendum: depenalizziamola adesso!

È ora di un referendum: depenalizziamola adesso!
11 Settembre 2021 Copy

“Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta” – Milton Berle

  Senza scadere nell’entusiasmo eccessivo o nel fatalismo incondizionato, dobbiamo ammettere che la svolta per la depenalizzazione è ad un punto cruciale. La votazione del 9/9/21 in commissione di Giustizia della Camera a favore della depenalizzazione della coltivazione domestica ha riacceso le speranze, dato il risultato positivo. Naturalmente, sono immediatamente partite le sempiterne campagne di ostruzionismo.

  Stavolta, rispetto a passi in avanti fatti in passato, abbiamo però una marcia in più. Se le circostanze pandemiche degli scorsi due anni hanno causato una infinità di problemi, è anche vero che hanno permesso una digitalizzazione su larga scala delle identità online. E adesso avviare un referendum online è diventato semplice e veloce. Infatti oggi 11/09/21, solo tre giorni dopo, è partito ufficialmente il referendum online per la depenalizzazione della cannabis, sostenuto dalle associazioni MeglioLegale, Antigone, ForumDroghe, Associazione Luca Coscioni e Società Della Ragione.

Potete firmare qua: https://referendumcannabis.it/

Differenze tra referendum e petizione online

  È necessario specificare che si tratta di un vero e proprio referendum online, in cui la firma la si pone con una identità digitale SPiD. Questo perché decenni di falsità, discriminazioni e violenze hanno completamente disilluso i sostenitori della legalizzazione da ogni possibilità di avanzamento sociale in materia. Inoltre, tutti online hanno potuto osservare l’efficacia di una raccolta firme online qualsiasi:

  La differenza con una petizione online è sostanzialmente la firma digitale. Ma bisogna considerare che se le petizioni online si basano sul testo depositato su di un sito privato, in questo caso il testo del referendum è stato depositato in Cassazione!

  Una corsa quindi alla raccolta di 500000 firme entro il 30 settembre potrebbe sul serio risultare cruciale per superare le opposizioni dall’interno delle sedi governative. Certo si tratta di un azzardo, non sono poche firme in così poco tempo. Tuttavia, come già annunciato, gli ultimi due anni hanno obbligato moltissima gente a crearsi una firma digitale. Il testo è stato inoltre depositato solo il 7/9, dunque c’è un certo “effetto sorpresa” nei confronti delle manovre previste dalle destre proibizioniste.

Preparare il substrato

  L’annata 2020 è stata decisiva anche da altri punti di vista. In primis, l’ondata di legalizzazione ha letteralmente coinvolto mezzo mondo. Rimanere indietro significa perdere l’opportunità di tendere verso una nuova era, nuove opportunità di lavoro e nuove ricerche. Questo non può essere sfuggito ad investitori di mezzo mondo. Anche molti VIP hanno investito prontamente nel settore!

Jim Belushi nella sua Belushi’s Farm.

  Ed infatti, anche se in Europa tende ad essere ancora un argomento duro da affrontare, la cannabis terapeutica in realtà viene già importata dall’Africa. Ancora, in Germania c’è già la prima quotazione in borsa Europea del mercato della cannabis. Per non parlare poi delle cryptovalute della cannabis: PotCoin (POT), CannabisCoin (CANN), DopeCoin (DOPE), HempCoin (THC) ed altre.

Si prepara quindi con questo referendum un avanzamento socioeconomico cruciale per la situazione Italiana. Nuovi mercati, nuove monete e nuovi guadagni dietro una pianta che l’uomo ha praticamente sempre utilizzato. Si prepara il substrato per accogliere nuovamente, dopo tutti gli errori perpetuati nella storia delle civiltà, un antico alleato mai giovane e splendido come adesso.

La coltivazione domestica è un diritto

  L’Italia è quel paese del mondo in cui il proibizionismo utilizza ancora un linguaggio anni ’50 nei confronti della cannabis, e questo linguaggio ancora funziona. Funziona ma inizia a perdere colpi. Si perché internet, oltre a rendere immediatamente più disponibili le ricerche più avanzate al riguardo ed una libreria sconfinata di conoscenza in materia, rende le esperienze dirette delle persone più vicine tra loro. L’Italia è anche un paese in cui su tutte le strade si piantano alberi ricolmi di neuro e cardiotossine letali, ma piantarsi in casa una piantina di cannabis è reato. Ma con molta probabilità, questo sta per cambiare.

L’oleandro, una delle piante velenose più diffuse sul nostro territorio.

È sempre sorprendente poi ritrovare sezioni commenti nei social in cui anche chi non ha mai fatto uso di cannabis nella vita si ponga a favore della depenalizzazione. Il punto quindi è che solo a chi mantiene un certo interesse, un introito o una carriera costruita sul demonizzare una pianta (o sarebbe meglio dire chi ne fa uso) può ancora fare comodo un modello più che antiquato e palesemente deviante nei confronti della realtà dei fatti.

  Comunque sia, anche questa tendenza positiva è dovuta ad un fattore determinante della storia dell’antiproibizionismo. La lotta per la legalizzazione, depenalizzazione e liberalizzazione della cannabis ha sempre accompagnato tutta una serie di cause ostracizzate dalle stesse identiche parti politiche. Cause più che discusse in questa epoca e che stanno facendo da motore per cambiare alla radice tutto un groviglio di ingiustizie di Stato. 

Comments (0)

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

×