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Edibles e Jeet Kune Do: Bruce Lee amava la cannabis?

Edibles e Jeet Kune Do: Bruce Lee amava la cannabis?
22 Aprile 2021 Copy

“Non potrete mai chiamare il vento, ma potete lasciare la finestra aperta” – Lee Yun Fan, in arte Bruce Lee

  Operazione Drago, Pugni di furia, L’Urlo di Chen Terrorizza l’Occidente… la filmografia di Bruce Lee non è tutto ciò che ci resta dell’attore, filosofo e maestro di Kung Fu eurasiatico. La leggenda di Lee, nato nell’anno del Drago, è dovuta ad un continuo allenamento e superamento dei propri limiti, una vita dedicata alla totale maestria sul proprio corpo. Bruce ha fondato un’intera via del pugno, la via del Jeet Kune Do, che spiegò al mondo occidentale prima di persona, nel dojo, e poi nelle pubblicazioni postume. Ma sapevate che la cannabis aveva un ruolo fondamentale nella sua routine cinematografica? 

Fan art di un anonimo

  Nel 2021 abbiamo accesso a questi dettagli grazie a nuove, più complete biografie, come “Bruce Lee: A Life” di Matthew Polly, scritto dopo più di un decennio di ricerche. Polly ha potuto anche indagare quale uso facesse Lee della cannabis, secondo il parere sia di attori coprotagonisti che di membri della sua famiglia. Secondo alcuni tipi di pregiudizio la cannabis rende pigri ed improduttivi. C’è da chiedersi quanti tra coloro che lo sostengono abbiano lavorato su sé stessi un decimo di quanto ha fatto Lee. 

Terapia del dolore?

  Secondo alcuni, Lee utilizzava la cannabis per combattere il dolore dovuto ad uno stiramento al quarto nervo sacrale dovuto presumibilmente ad un errato preriscaldamento in un allenamento di sollevamento pesi. Abbiamo descritto già in precedente le potenti proprietà antinfiammatorie della cannabis.

Bruce Lee si riprende la scena dopo la convalescenza

  Non è però questo il caso, perché il dolore causato da uno stiramento del genere non esiste nulla che possa spegnerlo. Non funzionavano neanche medicinali steroidei o appunto l’hashish che amava consumare. Il fatto che da quell’incidente riprese le forze ed a combattere resta, anche con la cannabis di mezzo, una prova della sua forza di volontà sconcertante. 

Terapia contro lo stress?

  Da quanto sostiene Bob Wall, coprotagonista del film “I Tre dell’Operazione Drago“, 1973, Lee utilizzava la cannabis per “calmarsi e basta“. È noto infatti il temperamento peperino che gli anni di discriminazione cinematografica ed una adolescenza ad Hong Kong gli conferirono. Wall sostiene che in alcune occasioni gli ci volevano almeno due brownies per calmarsi sino ad essere “una persona normale”. 

  Sembra dunque che non fosse un consumo quotidiano, ma legato piuttosto ad un azzeramento delle tensioni interiori. Insomma una parte integrante della sua personale guerra contro i suoi demoni interiori, ma non un vizio. Lee amava la cannabis proprio per il distacco con cui ci si può avere a che fare. Al contrario detestava e rifiutava categoricamente l’alcool. 

  Ci sono anche numerose testimonianze di ingestioni di hashish mirate a placare tensioni causate dall’ansia di girare delle scene particolarmente difficili. Curiosità, quest’ansia non era dovuta ad incertezze nel suo Jeet Kune Do, ma alle difficoltà tecniche causate dalla sua eccessiva velocità. 

Il Colpo che Intercetta

  Per Lee era di fondamentale importanza che il suo Jeet Kune Do venisse ben rappresentato nelle mosse e nella filosofia dai film di cui era protagonista. Lee aveva assunto a missione personale quella di fondare una via di arti marziali miste da un lato e di far conoscere e valorizzare all’Occidente il kung fu dall’altro. Il fatto che le cineprese dell’epoca disponibili, come la mitica Kodak Super 8, registrassero un massimo di 36 fotogrammi al secondo rendeva problematiche alcune coreografie. 

  Molti esperti di arti marziali criticavano Lee per via della sua fama cinematografica. Tuttavia c’è un unico video lungo 16 minuti in cui Lee dimostra un reale combattimento. Non c’è dubbio alcuno, osservandolo, che c’è una netta differenza rispetto ai film. La velocità di Lee era mostruosa e lo costringeva a girare innumerevoli volte la maggior parte delle scene. Il tutto perché le sue mosse fossero chiaramente visibili allo spettatore meno esperto. 

  La cannabis aveva chiaramente non solo il ruolo di calmante per il piccolo Drago. Durante alcuni allenamenti era un aiuto a rilassare tutto il corpo e a concentrare tutte le sue attenzioni nella fluidità dei movimenti. La cura del proprio corpo era per Lee, insieme al miglioramento interiore, lo scopo di ogni essere umano. Inoltre potrebbe avergli dato idee divertenti come quella di fare una partita a ping pong usando dei nunchaku al posto di una racchetta. Ne “L’Ultimo Combattimento di Chen” spiega come si diviene vittoriosi se flessibili “come un ramo di giunco”.

Cannabis e socializzazione

  Pare che vi fosse una grande opera di discriminazione verso le sue origini Asiatiche. Non stupisce che avendo colto dalle sue radici l’essenza del kung fu, desiderasse smontare l’oggetto della discriminazione insegnandolo all’Occidente. La sua fama, sorta per lo più dopo la sua prematura scomparsa, è dovuta proprio a questa “missione” più che ai suoi film. 

  Lee ci teneva a far entrare nel mondo di Hollywood il suo Jeet Kune Do. La sua era insieme un’opera di rivalsa e di insegnamento. Non era difficile per lui, nonostante le discriminazioni ed il caratterino, farsi degli amici. Sempre Bob Wall narra di un episodio in cui, arrivato ad una festa in casa ad Hollywood, distribuì joints prerollati ad ogni invitato. Quando qualcuno gli fece notare che per chi era poco abituato, quegli spliff di puro hashish Nepalese, il suo preferito, erano un “overkill”, rispose semplicemente che voleva che ognuno avesse il proprio

Bruce Lee ed un entusiasta Jean Claude Van Damme

  Insomma quello di divulgare, insegnare, far cambiare il proprio punto di vista era un obbiettivo centrale in ogni particolare della vita di Lee. E questo, possiamo starne certi, riguardava anche le proprietà dell’hash Nepalese che tanto amava. 

Strumentalizzazione proibizionista

  Le circostanze della morte di Bruce Lee sono ancora oggetto del più totale mistero. Un fatto sconcertante però legato alla sua morte risulta oggi totalmente falso. Una delle tante teorie sulla dipartita del maestro prese di mira una quantità di cannabis masticata ritrovata nel suo stomaco. Secondo tale teoria la cannabis fu la causa, interagendo con la spropositata quantità di antidolorifici che aveva in corpo, dell’edema cerebrale che lo ha stroncato. Fortunatamente, adesso abbiamo modo di appurare che anche se la sua morte resta un mistero, l’hashish è del tutto da escludere dalle cause. Sembra infatti che il CBD sia al contrario molto indicato per trattare e prevenire diversi tipi di edema. 

  Inutile dover spiegare il perché di tale strumentalizzazione. Lee era di origine asiatica, aveva carattere da vendere ed amava la ganja. Inoltre, rifiutava categoricamente di collaborare con il crimine organizzato, anche quello cinese. Naturalmente, le vicende che riguardano il rapporto misterioso con l’Oriente presente in terra Statunitense sono per lo più misteri e oggetto di congetture. Quello che ci resta dunque è almeno tirare fuori da strumentalizzazioni antiscientifiche un maestro di tale portata e ringraziarlo per averci insegnato l’importanza di lavorare su sé stessi. “Be water, my friend”.

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