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Il proibizionismo coloniale del Regno d’Inghilterra

Il proibizionismo coloniale del Regno d’Inghilterra
8 Luglio 2021 Copy

“L’Inghilterra è l’unico paese dove il cibo è più pericoloso del sesso.” – Jackie Mason

  La storia del Regno Unito è colma di conquiste coloniali e rotte navali avviate proprio dalla fremente attività Inglese. Per farsi un’idea di quella che era la potenza coloniale Inglese, si ricordi la guerra per l’indipendenza delle colonie Americane. Certo, a trattare dell’argomento esistono già numerosi libri di storia, dunque è inutile dilungarvisi troppo. 

  Tuttavia con un pizzico di hype per l’arrivo della finale degli Europei Italia-Inghilterra, oggi parleremo dello strano modo in cui le colonie Inglesi in India gestivano la cannabis e l’hashish. 

Immagine tratta dal celebre film di Stanley Kubrick “Barry Lyndon”.

Artù conosceva la cannabis?

   Prima di trattare del colonialismo Inglese, è il caso di citare una interessante convergenza storica. Pare che sia sempre più supportata dalla ricerca la teoria secondo la quale il ciclo mitologico Arturiano abbia origine Scita. Ricordiamo che gli Sciti sono un insieme di popoli nomadi proto-indo-europei noti per essere citati nella prima narrazione Europea della cannabis. Erodoto descrive come gli antichi Sciti erano soliti usare fumigazioni delle cime di cannabis per scopi rituali e funerari.

  Nel 1994 uscì un intero volume sull’argomento, lavoro degli storici Scott Littleton e Linda MalcorFrom Scythia to Camelot. Qui si mettono in forte evidenza le analogie tra i cicli mitologici di gruppi Sciti tardivi come gli Alani e i Samartiani con la mitologia Graalica. In particolare desta attenzione il Ciclo dei Narti. Bisogna inoltre considerare che queste due piccole popolazioni Scite erano note per essere mercenari per conto dei Romani, nei primissimi secoli D.C. Inoltre, vi fu effettivamente un comandante Samartiano di nome latinizzato Arthorius di istanza in Inghilterra!

Re Artù con scettro pomato/bastone clavato in groppa al caprone (o capra) e felide nella scena, mosaico pavimentale medioevale del XII sec. d.C. nella Cattedrale di Otranto, navata centrale.

“Le prove suggeriscono chiaramente che, salvo che per alcuni eventi storici unici, il nucleo di cosa successivamente divenne la letteratura Arturiana e del Graal sia nato sulle steppe dell’antica Scizia, presso delle genti eccezionali il cui impatto sia sulla storia che sul folklore dell’Occidente lo si sta ora solo cominciando ad apprezzare” (Littleton & Malcor, 1994: 2000).

Importazione nel colonialismo Vittoriano

  Facendo un bel balzo avanti nella storia, ed avendo la premessa che probabilmente in Inghilterra la cannabis la si conosceva da molto tempo, arriviamo alla seconda grande riscoperta di questa da parte del Regno d’Inghilterra. Siamo nel pieno periodo Vittoriano, quando nel 1876 l’India diviene parte dell’Impero Anglo-Indiano. Il colonialismo Inglese in India ebbe il suo massimo picco proprio intorno a questo anno, mentre durava già da decenni. In India ed in Pakistan l’uso della cannabis tradizionale, sotto forma dell’edible bhang, risale ai tempi dei Veda, le scritture sacre millenarie su cui si basa tutta la tradizione Induista. 

Illustrazione Indiana che mostra tutti i processi di produzione del bhang.

  Esploratori ed antropologi Inglesi dell’epoca descrivono di sadhu e di fachiri che usano la sacra ganja e di prodezze mai viste. L’uomo Occidentale si scopre ignorante su cosa ha bandito durante il Medioevo dalla sua terra. Purtroppo, se i ricercatori erano interessati alla scoperta delle abitudini locali, narravano per lo più in termini stereotipati e discriminatori di ciò che osservavano. In particolare si evince che spesso il charas venisse considerato non proprio di buon occhio, in quanto inebriante dei selvaggi Indiani. 

  Ciò non impedì alle prodezze di questa “nuova” spezia di arrivare direttamente a corte. La stessa Queen Victoria utilizzava la cannabis importata dall’India per lenire i dolori mestruali e per altri scopi medici. Lo si dovette agli esperimenti nel 1830 del medico Irlandese William Brooke O’Shaughnessy, a cui si attribuisce l’introduzione della cannabis nella Medicina Occidentale.

William Brooke O’Shaughnessy.

Nascita del proibizionismo

  Era una pratica Inglese frequente quella di trasportare lavoratori Indiani in tutto l’impero. Non senza sangue versato. Ricordiamo una esecuzione narrata dagli stessi storici inglesi, in cui i sepoy disertori e gli Indiani ribelli in generale venivano legati davanti ad un cannone che poi avrebbe fatto fuoco. Si tratta di solo uno dei tipi di crudeltà che tipicamente insorgono nelle potenze coloniali.

  Un’altra crudeltà fu la proibizione dell’uso tradizionale della gandia (ganja) per i lavoratori delle British Mauritius, nel 1840. Anche a Singapore, i lavoratori esportati dall’India non potevano assumere ganja dal 1870. Questo fu anche l’anno in cui in Sudafrica, altra colonia Inglese, passò la Coolie Law Consolidation. Questa proibiva “il fumare, l’uso o il possesso tramite vendita, baratto o dono ad ognuno dei Coolies (lavoratori importati dall’India) di qualsiasi porzione della pianta di canapa.

  I tentativi di criminalizzare la cannabis nell’Impero Anglo-Indiano emersero nel 1838, 1871 e nel 1877. Nel 1894 il governo Anglo Indiano completò uno studio riguardante la cannabis in India. Il rapporto sulle ricerche sostenne:

Vedendo l’argomento in modo generico, dovrebbe essere aggiunto che l’uso moderato di queste droghe è la regola … l’eccesso è completamente eccezionale. L’uso moderato non produce praticamente alcun malanno come effetto. In tutti tranne che nei casi più eccezionali, non è discernibile un danno dato dall’uso moderato ed abituale…. Il danno effettuato dall’uso eccessivo, comunque, è limitato quasi esclusivamente al consumatore stesso; l’effetto sulla società è raramente individuabile. È stata la caratteristica più sorprendente di questa indagine scoprire quanto poco gli effetti delle droghe di canapa si siano opposti all’osservazione.

– Rapporto della Indian Hemp Drugs Commission, 1894 – 1895

La Regina Vittoria d’Inghilterra.

Dall’India a tutte le colonie

  Il pasticcio fu storicamente di proporzioni notevoli. Le regole sulla proibizione della cannabis furono applicate in annate diverse tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo a tutte le colonie Inglesi. Questo sempre perché avevano con l’esportazione dei lavoratori causato anche la diffusione a macchia d’olio dell’uso della ganja

  Come non evidenziare poi il retaggio prettamente coloniale imperialista e razzista che vede la medicina Inglese e l’aristocrazia godere dei benefici della cannabis, mentre proibisce ai lavoratori Indiani di usare una pianta che conoscono da un’incalcolabile serie di diramazioni generazionali millenarie. 

Sadhu Indiano fuma charas col Chillum.

  E così si ebbero le Ganja Law che proibirono in Giamaica nel 1913 la cannabis, in Sudafrica ed in Nuova Zelanda nel 1922 e nacque anche il The Opium and Narcotic Act in Canada. Ricordiamo che anche se in quest’epoca non era più così, il Canada è stato a sua volta una colonia Inglese. Non è affatto un male, in questo senso, che viene fatto molto dai Canadesi nella nostra epoca corrente per riscattare la storia e la sacralità della ganja. Ci si augura che l’Inghilterra prenda coscienza delle radici storicamente deplorevoli del suo proibizionismo e che segua l’esempio di questa sua ex colonia. 

 

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