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Svelando la dimensione spirituale della Ganja

Svelando la dimensione spirituale della Ganja
12 Giugno 2021 Copy

“Quando fumi l’erba, ti rivela a te stesso” – Bob Marley

  Parlare di dimensione spirituale della cannabis è molto spesso un modo per essere presi in giro per direttissima. Decenni e decenni di propaganda anti “Lattuga del Diavolo” hanno convinto persino gli stessi utilizzatori, a volte, che la cannabis li avrebbe resi pazzi. Anche se in Italia è ancora troppo presto, nel mondo comincia a diventare piuttosto chiaro che la cannabis è uno strumento spirituale vero e proprio. Fino a qualche decennio fa, persone come Bob Marley e Peter Tosh erano tra i primi che in Occidente parlavano di spiritualità della cannabis. Sebbene avessero ragione, adesso abbiamo strumenti storici, psicologici e persino esoterici per approfondire cosa questo significa:

“Conosci te stesso”, memento mori fuori dal leggendario Oracolo di Delfi.

  Il Rastafarianesimo è solo una delle più recenti tradizioni spirituali correlate alla cannabis. Ma è anche vero che archeologicamente e tradizionalmente sappiamo che in alcuni periodi storici e in alcuni posti del mondo, la cannabis è stata usata a scopo spirituale da migliaia di anni. Tuttavia questo non sarà solo un articolo sulla storia antica della cannabis, che richiede volumi di dimensioni importanti per essere spiegata. Ci concentreremo sulla spiritualità che la cannabis comincia a manifestarsi nei nostri tempi. A patto che si rispetti la sacralità della pianta!

L’eterno ritorno

  Il ‘900 è stato il secolo di repressione più dura nei confronti di questa pianta sacra. Per via di misure totalmente pilotate da interessi politici, non c’erano più mistici della ganja nel mondo Occidentale. Naturalmente in posti come l’India e l’Etiopia non si poteva eradicare una tradizione millenaria, anche se ci hanno provato. La Consapevolezza Divina intessuta nella pianta stessa ci sta insegnando a riverirLa come una manifestazione del Femminino Sacro

  Si può tranquillamente concludere che deve essere stata proprio lei, la femmina della specie, che ha rivelato questa qualità sacra nel fulcro della sua natura. Nessuno ce lo diceva più! Chi ci ha provato ci ha rimesso la vita e la faccia, e doveva fare un lavoro enorme perché tutto era stato eradicato. Migliaia di anni di usi medicinali, ispirazionali, religiosi e sacri della cannabis sono stati cancellati. Tutto questo per considerarLa non solo un Male, ma anche ridurla solo ad una banalità di consumo. Consumarla invece non è solo un vezzo banale, provate a chiederlo ad un Sadhu Indiano o ad un Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia

Fatevi sedurre dallo zoom sui tricomi caramellati di una femminilissima Cream Caramel Auto della Sweet Seeds.

  L’ondata di decriminalizzazione e legalizzazione, le riscoperte medicinali intorno alla cannabis… Sono una rivalsa esagerata, che controbilanciano una esagerata condanna e desacralizzazione di un dono divino! Infatti, oltre ad una facciata di pura e semplice commercializzazione, stanno rinascendo in tutto il mondo gruppi di persone che stanno riscoprendo l’uso sacramentale della pianta, come il Soma Institute in Canada. 

Spirito e civiltà

  Le autorità sono state così “caritatevoli e protettive” da aver di fatto eliminato persino la produzione della canapa, il cugino tanto utile della sacra ganja. E dire che le corde di canapa più antiche mai trovate risalgono a 28000 anni fa. Queste hanno aiutato l’uomo a conquistare i cavalli ed il mare. Pensate a cosa sarebbe stata la storia dell’uomo senza destrieri per attraversare la steppa. O senza barche perfettamente impermeabili, per attraversare il mare e gli oceani. 

Forse più che borse da viaggio, i djinn dietro ai potenti Assiri che raccolgono conoscenza dall’Albero della Vita trasportavano borse per delle cime molto ben conosciute? Chissà

  Nonostante tanto astio, la dimensione spirituale innata della cannabis si sta adesso rivelando nel mondo. L’erba sacra è stata in prima linea nel crescente riconoscimento della medicina vegetale come forza spirituale. Gran parte di questo riconoscimento è dovuto a scossoni alle convinzioni della civiltà dati dalle scoperte da parte dei chimici come Hoffmann di molecole enteogene. Ma un’altra grande fetta è stata data più lentamente con le scoperte degli etnobotanici che ne hanno sempre più rivelato gli utilizzi sciamanici antichi e nuovi.

  Samorini ad esempio cita un gruppo fra le tribù orientali del lago Tanganika che ha piacevolmente sostituito le proprie antiche pratiche di antropofagia magica grazie all’introduzione della cannabis. Come sta ad indicare la lettera ebraica Tav, tra la Sephiroth Malkuth e Hod dell’Albero della Vita, per entrare nella dimensione spirituale ci si deve lasciare tutto indietro, anche la pesante ed opprimente civiltà. Come dimostra questo episodio Africano, però, quando si torna indietro dall’altrove si può migliorare anche qualcosa nella civiltà. Per non parlare di come si può migliorare sé stessi. Provate a chiedere a Mike Tyson o Bruce Lee

L’etnobotanico Giorgio Samorini nel suo studio per Vice.

Oggi come ieri come domani

  Ancora oggi, durante la festa primaverile di Holi in India, interi villaggi bevono il bhang, un edibile a base di latte. Dopo di ciò corrono estaticamente per tutto il villaggio lanciando pigmenti colorati secchi finché tutto e tutti non siano colorati. Il Bhang è la bevanda sacra a Shiva, divinità che insegna all’uomo lo Yoga, la Meditazione e la Danza. È anche una libagione gradita ad Indra, divinità del fulmine e del tuono, che si calma proprio con la cannabis. Il bhang è correlato al Soma Vedico, che è insieme una Divinità, una Bevanda sacra ed una Pianta, da come è descritto dai Veda. Il Soma è pressoché sovrapponibile all’Haoma Mazdeo ed in seguito Zoroastriano, inoltre ci sono ragioni etimologiche per correlare Soma e Haoma (Chris Bennett, 2018).

  In Persia, l’Haoma è descritto composto da tale ingrediente: Ku-nu-bu. Qui siamo all’origine della parola cannabis! O meglio, la stessa dicitura Mazdea kunubu deriva dalla stessa radice, più antica e nomade, quella degli Sciti e della cosìddetta civiltà Kurgan. Erodoto descrive i loro rituali a base di cannabis e qui appare per la prima volta nel mondo occidentale la parola Kannabis, in Greco. Dai Persiani, con la cacciata dei Zoroastriani da parte dell’Islam, la tradizione ha continuato ad esistere di nascosto. Tanto è vero che sono moltissimi i riferimenti all’uso sacro dell’hashish nel mondo Islamico!

  Da al-Khidr, personaggio leggendario e “santo patrono dell’hashish”, detto Il Verde, ai versi del Rubayyat di Omar Khayyam, alle leggende della Coppa di Jamshid, ai Nusayri, ai Sufi e Dervisci che descrissero il loro uso mistico dell’hashish come segreto e nel “linguaggio degli uccelli”, ai Templari che probabilmente riscoprirono il culto di questa Coppa e, portandolo nell’Europa medievale influirono sulla nascita delle leggende del Graal. Se quest’ultimo passaggio è per lo più una ipotesi, ricorda tantissimo il mondo moderno. La cannabis è sempre stata sacra, e proprio per questo le civiltà del potere sull’uomo, della schiavitù e dell’ignoranza l’hanno sempre perseguitata. Ah, giusto, tra gli oggetti sequestrati dalla Chiesa ai Templari appare anche una certa erba.

Raffigurazione Islamica della preparazione del Bhang.

Cannabis, la grande insegnante

  La cannabis è un punto di incontro tra coscienza vegetale, batterica e fungina. La scienza ha trovato solo da poco le evidenze del fatto che le piante non solo si riconoscono tra loro. Ha scoperto che lo fanno attraverso l’emissione e ricezione di suoni. Questo, insieme al fatto che le piante siano in grado anche di imparare e ricordare, è un dato raccolto dopo infiniti esperimenti dalla ricercatrice Italiana Monica Gagliano, Ecologista dell’Evoluzione. Trovate la sua spiegazione dell’esperimento ed i risultati sull’intelligenza e perché no “coscienza” di piante, funghi ed altri organismi privi di un vero e proprio cervello nell’edizione del 2019 del World Science Festival:

  Chi l’ha mai detto che la spiritualità è all’opposto della scienza? La cannabis, riavvicinando persone alla terra, alla comprensione ed osservazione del mondo vegetale, ed insieme di quello di colonie di insetti, micorrize, funghi patogeni e batteri della rizosfera, sta compiendo una sua ulteriore magia. E non credo che Aleister Crowley avrebbe qualcosa da ridire sull’apporto magico di questa pianta, dato che la usò per una delle sue operazioni più importanti. 

  Il modo in cui fa focalizzare sui dettagli di sé, della natura circostante, della coscienza, il modo in cui può far fondere l’individuo con l’esperienza stessa… la fusione con l’oggetto dell’attenzione, tutte caratteristiche che hanno un potenziale enorme da un punto di conoscenza del sé e dello sviluppo spirituale dell’individuo e della collettività insieme. Tutto questo, una cura per l’individuo e per il mondo, potremmo ricevere dalla cannabis se la lasciassimo “Libera di scegliere e di venire liberamente scelta” (Samorini, 2012).

Om Namah Shivaya.

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