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Messico: la guerra alla cannabis è incostituzionale!

Messico: la guerra alla cannabis è incostituzionale!
30 Giugno 2021 Copy

“Pensavano di averci seppellito. Ma non sapevano che noi eravamo semi.
[Quisieron enterrarnos, pero no sabían que éramos semillas]” – proverbio Messicano.

  Il Messico è uno dei paesi che più è stato danneggiato dal proibizionismo, storicamente. Se da un lato la criminalizzazione porta a brutalità da parte della polizia, dall’altro i traffici portano il cartello ad episodi a dir poco medievali. Per non parlare poi di tutta quella povera gente che a causa di guerre di quartiere perde tutto e deve sparire nel giro di una notte, trovandosi dal confine in poi, se riesce ad attraversarlo, ulteriore stereotipizzazione.

  Tutto questo è frutto di enormi mercati sotterranei, esattamente l’unica conseguenza reale delle misure proibizioniste. Nessun proibizionismo infatti ha mai arginato qualche problema. Tutte le forme di proibizionismo, invece, hanno ispessito le problematiche dell’epoca corrispondente. 

  Comunque sia, il governo Messicano ha deciso di osservare in modo intelligente la propria gestione. Nello specifico, dopo mesi di sospensione di un decreto per la legalizzazione, nel 2018 la Corte Suprema ha raggiunto l’intesa su una questione esemplare: la guerra alla cannabis è incostituzionale. Ora, ai voti, è passato il decreto per la legalizzazione della cannabis!

 

Cosa si è stabilito

  Si tratta di un passo storico, considerando che sono mesi che si sta cercando di discutere in sede parlamentare di una seria legalizzazione. Nella sua forma attuale, il decreto legge legalizzerebbe l’utilizzo ricreazionale della cannabis per gli adulti. Inoltre, porterebbe a dei miglioramenti nella regolazione e produzione a scopo industriale e medico.

  Gli utenti dovrebbero avere più di 18 anni per consumare cannabis ricreazionale, e potrebbero detenere a casa sino a 28 grammi. Interessante l’opportunità, che offrirebbe il decreto, di formare associazioni dei consumatori per la coltivazione e condivisione della cannabis ad uso personale.

 

  Che questo tipo di cambiamenti possa essere un primo passo fondamentale per la rivalutazione dell’approccio alla politica delle droghe lo pensa anche l’associazione Human Rights Watch. Il direttore della sezione delle Americhe dell’associazione, José Miguel Vivanco, disse apertamente che il proibizionismo ha avuto “costi devastanti” per i diritti umani, in Messico. Migliaia sono le persone imprigionate, ed altre migliaia quelle che hanno subito “pesanti abusi da parte della polizia”. La solita storia, ma più cruenta. 

Lecito dubbio

  Vi sono naturalmente delle perplessità tra i sostenitori della legge. Molti sostengono che non si tratta di un passo così ampio, dato che il possesso domestico di più di 28 grammi rimarrebbe un crimine. Questo significa che se qualcuno è messo sotto torchio dalla polizia e a casa gli trovano 30 grammi, il malcapitato è già trattato da criminale. 

  La direttrice del Mexico Unido Contra la Delincuencia Lisa Sanchez avverte espressamente di non considerare questo un passo definitivo. In una intervista disse che con l’approvazione del decreto nella sua forma corrente, non c’è l’eliminazione degli incentivi per la polizia nel “continuare a molestare ed arrestare” gli utilizzatori di cannabis. Questo naturalmente è riferito all’utilizzo di soglie che danno modo di abusare di chi è stato colto con quantità che le superano anche di pochissimo. 

  Le ulteriori soglie imposte dalla nuova legge sono: coltivazione domestica sino ad otto piante e possibilità di trasportare in giro sino a 5 grammi. È chiaro che in questa chiave, la possibilità di formare delle associazioni rappresenta un tentativo di creare una forma di difesa dagli abusi del potere e del crimine. Insomma si tratterebbe di parrocchie per la libera circolazione dei prodotti della cannabis, ma fuori ci sarà ancora molto da fare.

Perché in Messico era illegale?

  Il Messico vede già da secoli la Cannabis come parte della propria cultura popolare. La canapa fu introdotta nel XVI secolo dagli Spagnoli, come coltivazione a scopo tessile. Esistono prove di cannabis psicoattiva coltivata in Spagna dai Saraceni durante il XIII secolo, quindi non è una sorpresa che in Messico nacquero varietà leggendarie, come l’Acapulco Gold, che porta un carattere al 70% sativa.

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  Naturalmente, per gli indigeni che coltivavano canapa per conto degli Spagnoli era impossibile non rendersi conto delle proprietà di questa pianta. Si trattava di popolazioni che già erano esperte di piante dalle proprietà più eccezionali: dal tabacco, che era decisamente differente rispetto a quello a cui siamo ora abituati, al famosissimo cactus peyotl, ai funghi psilocybe, alla Calea zacatechichi, il sapore più amaro che gli sciamani siano mai riusciti a trovare ma che fa fare sogni lucidi, ad erbe dai principi attivi ancora sconosciuti, come la Heimia salicifolia, di cui sono riportate anche esperienze simili a quelle dei nootropi, con ricordi reconditi che tornano improvvisamente alla memoria, ecc…

  Durante la Rivoluzione Messicana, nel 1910, la cannabis divenne un simbolo vero e proprio, grazie alla famosa canzone “La Cucaracha“. La cultura della così detta “mariguana” divenne quindi il capro espiatorio per il fastidio della comunità razzista Statunitense, e così cominciò negli USA l’era del proibizionismo.

  Il “fastidio” era chiaramente coadiuvato da motivi economici. Con l’arrivo della Grande Depressione, nel 1929, i Messicani che cominciarono all’inizio del secolo a spostarsi furono presi di mira come pazzi pericolosi che usano “locoweed“. Non c’è arma di distrazione di massa migliore, per un governo pieno di lacune gestionali ed in piena crisi, dell’attribuire la colpa a qualche emarginato. Così, nato lo stigma, il Messico rese illegale la cannabis nel 1920, proibendone anche l’esportazione nel 1927. 

 

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