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Riciclare parti della pianta: una risorsa nascosta

Riciclare parti della pianta: una risorsa nascosta
19 Giugno 2021 Copy

“Gli altri hanno visto quello che c’è già e si si sono chiesti perché. Io ho visto ciò che potrebbe essere e mi sono chiesto perché no” – Pablo Picasso

  Nei paesi in cui la produzione di cannabis è legale, che sia domestica o industriale, si stanno raccogliendo testimonianze straordinarie. La combinazione di cannabis legale e voglia di risanare l’economia di un paese sta sfornando tecniche di growing mai viste. Vediamo cittadine come Mendocino in California e Rogue Valley nell’Oregon del Sud generare autentici alberi di ganja.

Un esempio di “albero di ganja” della Rogue Valley nell’Oregon del Sud.

  Viene quasi spontaneo chiedersi cosa ne è di tutte le parti della pianta scartate al raccolto ed al trimming. Del resto l’uomo conosce molteplici impieghi della pianta di cannabis, in tutte le sue parti, praticamente da sempre. Se l’industria può muovere gli scarti verso la produzione di kief per il trim e verso la produzione di fibra per tessuti o bioedilizia dagli steli, cosa può fare il grower domestico? Senz’altro potrà ispirarsi a tecniche ed idee antichissime e nuove di zecca. Vediamo come!

Non si butta via niente

  Tanto per cominciare, molti sanno che in minimissima percentuale anche le foglie ed i fusti sviluppano cannabinoidi. Pochi però sanno che l’estrazione di questi cannabinoidi nascosti, tra cui il THCA, può essere davvero molto semplice. Certo, cercare un alto grado di purezza è qualcosa di differente, come per ottenere un Butan Hash Oil. Un estrattore Dexso comunque rende questo tipo di processo più che semplice tra le mura di casa. 

  Setacciare è sicuramente più laborioso, ma è anche piuttosto efficace per riuscire a ricavare più resina possibile. È sicuramente meglio utilizzare diverse larghezze di maglia per il setaccio, al fine di aumentare il recupero al massimo. 

  Volendo però trovare metodi più “caserecci”, alcune persone hanno provato con successo anche diversi tipi di estrazione in alcool. L’estrazione più semplice richiede come materiale semplicemente:

  • Parti della pianta, principalmente trim
  • Alcool etilico alimentare al 95%
  • Coppe o teglie in vetro rigorosamente adatto al forno
  • Un setaccio da farina di metallo
  • Filtri da caffè Americano, preferibilmente non sbiancati
  • Una fonte di calore preferibilmente non a fiamma libera, come un fornello da campeggio ad induzione.

  Tuttavia si tratta di un estratto non adatto ad essere fumato né vaporizzato. Resta invece del tutto sicuro ed indicato per l’ingestione, là dove è legale farlo

Estrazione con alcool per edibili

  Ecco una semplice estrazione in 8 step:

    1. Si spaccano in pezzi grossolani, a mano, le parti vegetali raccolte;
    2. Per facilitare l’estrazione, alcuni seccano il materiale in forno ad 80° per una ventina di minuti appena, altri congelano il materiale;
    3. Per la macerazione basta un barattolo di vetro in cui mettere questo materiale ed alcool fino ad immergere tutto e 10 minuti abbondanti di mescolazione lenta;
    4. A questo punto si filtra con il setaccio da cucina e filtro da caffè, facendo colare il liquido verdastro in una teglia di vetro pulita. Tipicamente queste estrazioni richiedono più cicli quindi non si butta il materiale solido scartato;
    5. Si riscalda il liquido derivato dalla filtrazione ad una temperatura molto bassa per qualche ora, oppure si mette a bagnomaria;
    6. Una evaporazione che procede correttamente produce una sostanza simil-resinosa, virtualmente senza più tracce d’alcool. Alcuni testano la presenza ulteriore di alcool ponendone un pezzetto sulla punta di uno spillo ed avvicinando una fiamma. Se si produce una scintilla, c’è ancora dell’alcool;
    7. Rimozione del concentrato con una lametta dal fondo della teglia di vetro;
    8. Ripetizione del processo 3-4 volte.

  È chiaro che si parla di paesi dove la cannabis è totalmente legale. Questo è un processo che può produrre forti concentrati da dei fiori, ma se viene consigliato per steli foglie e trim evidentemente è un metodo che viene utilizzato là dove di cannabis se ne può produrre in gran quantità, in totale sicurezza. 

Bevande

  A questo punto, più interessante risulterebbe un vino di canapa. In rete il più delle volte si parla di un vino normale aromatizzato alla cannabis, ma è possibile produrre un vino a partire dalla stessa pianta. Basterebbe prendere una damigiana, un tappo-gorgogliatore, lievito e zucchero. Potete immaginare che basta lasciare tutto questo, insieme alle parti vegetali, a fermentare a 20°C almeno. Come qualsiasi processo di fermentazione in un ambiente caldo, richiede qualche settimana, due o tre probabilmente bastano.

Ma se avete fretta potete sempre provare Emerald Mist.

  Sicuramente però la bevanda di cannabis più nota è il bhang. In India ed in Pakistan, nonché sotto il nome di bhanga in Iran, bere il bhang è una tradizione remotissima ancora in vita. Durante il pellegrinaggio Hindu Kumbh Mela, sadhu e gente comune bevono tradizionalmente questa bevanda altamente speziata. La cosa particolarmente adatta a questo argomento, riguardo il bhang, è che tipicamente si usano sia le infiorescenze che fusti, rami e foglie per farlo

Bhang servito da un locale Indiano durante la festa sacra Indù Holi.

  Il bhang è secondo molti studiosi un erede delle tradizioni rituali del Soma Vedico, in India, e dell’Haoma Zoroastriano, in Persia. Più precisamente ciò che è comune nel retaggio e nel rito tradizionale è l’atto di assumere cannabis tramite una bevanda. Infatti ci sono delle differenze, perché l’Haoma è descritto come una estrazione della cannabis nel vino, mentre il bhang si produce tramite l’estrazione nel latte o nello yogurt da bere indiano.

Miele aromatizzato

  Un utilizzo molto simpatico dei fusti e dei rami scartati prende meno di mira l’estrazione dei cannabinoidi e si concentra sul sapore. Dopotutto, se stiamo parlando di un giovane Olandese che ha avviato una coltivazione domestica modesta non ci si può aspettare che possa trarne molto, dagli estratti. Invece il miele aromatizzato ha un sapore decisamente eccellente, e ha anche delle proprietà salutari

  Il miele già è uno dei dolcificanti più salubri presenti in natura. Addizionato con una buona dose di omega 3 ha decisamente qualcosa in più. Inoltre richiede sforzo zero per farlo. Basta solamente immergere i rami e le foglie, a pezzi, nel miele e lasciarlo stare per un bel po’ di tempo. Anzi, probabilmente la cosa migliore è dimenticarsene, per poi ritrovarlo dopo un tempo indefinito come una sorpresa da munchies

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