“Forse questo mondo è l’inferno d’un altro pianeta.” –
Forse Huxley non si riferiva di per sé al caldo. Il ciclone di calore in arrivo però si chiama Lucifero. E questo, con le temperature al di sopra dei 40° che porta con sé, rappresenta anche un certo pericolo per le piante che crescono outdoor. Poiché l’aria estiva sembra effettivamente sempre più uscita fuori da un film di Mad Max e sembra che le previsioni scientifiche sugli anni a venire ci avvertono che diverrà anche peggiore, forse è il caso di imparare a proteggere le proprie bambine verdi.
Naturalmente, quello del calore estremo è un problema non solo per le coltivazioni outdoor, ma anche per gli impianti indoor. È chiaro che in quest’ultimo caso, avere un sistema di raffreddamento dell’aria e mantenere condizioni ideali di crescita è sempre la soluzione più semplice, ma anche dispendiosa. Tuttavia, aggiungere all’afosa temperatura ambiente l’apporto di calore delle lampade da indoor, senza raffreddare l’aria, sarebbe condannare a morte tutte le piante. Chiaramente, a questo scopo consigliamo le nuove lampade a LED, che tra i tanti vantaggi offrono quello di sviluppare poco calore.
Riconoscere lo stress da calore
Riconoscere se la pianta soffre a causa del calore è per fortuna piuttosto semplice. Tipicamente, i bordi delle foglie cominciano ad arricciarsi all’insù, apparendo secche e sciupate. La pianta in generale non sembrerà nel massimo della sua forma e tonicità, la persistenza del calore farà apparire sulle foglie anche macchie marroni irregolari. Possono anche formarsi “cornici” di decolorazione intorno alle “dita” delle foglie.
Nella fase vegetativa, lo stress si manifesta in maniera differente rispetto alla fase di fioritura. Si tratta di vere e proprie cicatrici, in generale sintomi che appaiono prima sulle foglie in prossimità della canopia e nel perimetro della pianta. Si tratta in sostanza di aree soggette all’esposizione diretta al calore. Nell’indoor conviene sicuramente allontanare la fonte luminosa dalla pianta! Nell’outdoor, questa è la conseguenza di ondate di calore estreme. Anche un clima eccessivamente secco può indurre stress di calore nella pianta, che avrà bisogno di molta attenzione rivolta al mantenimento di adeguate condizioni di umidità del terreno!
Pianta disidratata.
Nella fase di fioritura, invece, lo stress si manifesta a volte con la formazione di nuove cime che iniziano a spuntare sulle cime più vecchie. Si può formare così quella particolare forma di infiorescenze a “foxtail” cioè a coda di volpe. Si tratta di un meccanismo d’emergenza della pianta, che tenta di formare nuove cime in grado di generare semi. Ma un calore estremo, specie se in combinazione con una fertilizzazione pesante, è in grado anche di far direttamente seccare le piante per intero! Serve quindi ridurre il più possibile lo stress generale che la pianta sta sopportando.
Cime prodotte a fatica
Un’altra brutta conseguenza di un’ondata di calore estrema può essere l’ottenimento di un raccolto compromesso. Tipicamente, una fioritura maturata in condizioni di calore estremo porterà ad infiorescenze troppo ariose ed aperte, e poco consistenti. Purtroppo, questo non significa solo una perdita di preziosi cannabinoidi, ma anche di terpeni e peso generale della cima, rispetto alle sue dimensioni.
Chiaramente la genetica è anche un fattore fondamentale, e si può dire che il carattere indico rispetto a quello sativa è più soggetto a soffrire il calore. Ma non bisogna illudersi: 40° e dintorni sono davvero troppi per la cannabis in generale!
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Non bisogna neanche sottovalutare l’azione del calore sull’essiccamento delle infiorescenze e sulla concia. Se avete avuto la fortuna di raccogliere appena prima di un’ondata di calore, assicuratevi di fornire le condizioni più adeguate al vostro prodotto. Le cime che essiccano sono ancora “vive” e possono ancora rovinarsi a causa dell’esposizione ad un ambiente non adatto. Occhio!
Combattere il caldo
Ecco alcuni utili consigli per proteggere le tue coltivazioni dal caldo estremo.
Controllo atmosferico
Chiaramente è difficile che si riesca a trarre vantaggio dalla CO2 in un ambiente outdoor. In indoor, invece, la concentrazione di CO2 può aumentare molto, sino al punto in cui le piante resistono meglio al calore. Non è l’unico motivo per cui consigliamo la somministrazione di anidride carbonica alle vostre coltivazioni, che non potranno che beneficiarne. Inoltre è importante che ci sia un buon ricambio d’aria. Se in indoor non si ha a disposizione un condizionatore, si può comunque trovare una buona soluzione con un impianto di ricambio dell’aria. Sono disponibili dei modelli molto potenti e con filtri ai carboni attivi per evitare attenzioni sgradite a causa delle esalazioni aromatiche gettate fuori dall’impianto. Inoltre, un flusso d’aria continuo, tra impianto di suzione dell’aria e ventilatori posizionati in modo adatto, renderà gli steli ed i rami più forti, oltre che più freschi.
Alghe e silicio
Se concimare troppo può essere un colpo di grazia per una pianta esposta a calore tremendo, non è detto che ogni tipo di nutrimento sia dannoso. I mix di alghe, come il FISH-MIX di Biobizz, sono un’alimento molto indicato per una pianta che mostra i primi segni di stress da surriscaldamento. Anche l’apporto di silicio sembra essere una parziale soluzione. Questo aiuta ad aumentare la resilienza delle pareti cellulari delle piante e rende più facile l’assorbimento di ioni di rame, zinco e fosforo. Una buona fonte di silicio è la zeolite, disponibile anche in polvere per l’aggiunta alla miscela del terreno. Prevenire è sempre meglio che curare.
Irrigare all’ora giusta
L’acqua può reidratare una pianta pesantemente colpita dal calore. Ma l’acqua può anche finire di cuocerla internamente. È di estrema importanza settare i timer per l’irrigazione, o irrigare fisicamente, nelle ore meno calde. La mattina presto o la sera sono le ore più indicate per l’irrigazione d’estate. Da evitare più di qualsiasi altra cosa la formazione di gocce sulle foglie! L’effetto lente della curvatura della goccia d’acqua ne ustionerà con estrema facilità la superficie.
Fornire ombra
È chiaro che non si può privare delle piante della loro preziosissima luce. Ma creare una zona d’ombra, o meglio ancora di penombra, in cui le piante possono trovare una tregua dal lessare incessante del Sole estivo è qualcosa di estremamente saggio. Va detto che in natura, la dove la cannabis cresce spontanea in zone che raggiungono un tenore di calore estremo, la si ritrova anche all’ombra di alberi più grandi. Bisogna stare attenti a trovare il giusto compromesso, perché comunque la cannabis ha bisogno del suo consistente apporto energetico per sviluppare tutte le qualità per cui la si apprezza.
Ghiaccio
Se si è raggiunto il culmine della disperazione, c’è ancora un tentativo: rinfrescare le piante con del ghiaccio. Molti parlano di tecniche per far emergere pigmenti più marcatamente violacei e rossastri con l’abbattimento delle temperature. Tra queste tecniche esiste quella di porre del ghiaccio sul terreno di coltura della cannabis. Normalmente chi impiega questa tecnica sperando di dare questo boost alla propria pianta sta per raccogliere, e quindi non permette che l’acqua che si scioglie dal ghiaccio goccioli nella terra. Ma se lo scopo non è quello di rendere le cime più violacee, ma semplicemente di abbassare la temperatura della pianta, anche l’acqua fresca fornita dal ghiaccio può essere un validissimo aiuto!